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Che dire in così poco tempo e spazio….dovrei scrivere la mia vita ma ogni volta é come andare al rigo a capo e ricominciare. Ho tentato il suicidio a 18 anni e da allora la depressione non mi ha più lasciata: ho solo imparato a riconoscerla. E’ l’amica che non vorresti mai rincontrare e quando non percorre la tua stessa strada è solo perchè stai giocando a nascondino con lei. E’ fedele e può diventare la tua gemella quando sei sola e senti di soffocare nel silenzio della tua anima perché ha smesso di parlare e neanche il cuore senti battere nel petto.

Ora ho 45 anni e l’unica cosa che percepisco di “lei” è che come me stà invecchiando ma ha sempre la stessa forza straziante viscerale. Vorrei addormentarmi e non svegliarmi più perché solo nei sogni riesco a fuggire da lei, dal suo “materno” abbraccio. Ogni mattina al risveglio e lì che mi aspetta davanti allo specchio pronta a rientrare nel suo ruolo di “cornice dorata” per un quadro mediocre.

Pochi mi hanno capita, quasi nessuno, e sempre di più mi sono chiusa in me stessa per paura di essere fraintesa, di passare come vittima, “…ma cosa ti manca, pensa a quelle persone poverine che sono in mezzo ad una strada senza casa e senza famiglia, che non hanno nessuno…”. Io una famiglia l’ho avuta ed è stata quella stessa famiglia che mi ha abbandonata a me stessa lasciandomi sola la notte a piangere sola con il mio cuscino e la mattina, alzandomi stanca e svuotata della volontà, indossavo gli abiti di un manichino. Uscivo per le strade e non sentivo rumore, non sentivo la gente parlare, non respiravo, non guardavo, stavo solo attenta a sorridere bene e rispondere garbatamente come si addice alle brave bambine, mi predisponevo come se avessi fatto una marachella e avessi paura della punizione.

Sì mi sentivo e mi sento tutt’ora in colpa verso tutti perché non sono uguale agli altri, non mi comporto come gli altri si aspettano, ed ecco la pecora nera uscire dal gregge. Così è come sono, Così è come non vorrei essere.

Patty

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