Depressione: un prelievo di sangue per la diagnosi.

La depressione è un “pericolo” subdolo che molte volte tesse la sua trappola indisturbata perché non è facile fare la diagnosi e spesso prima di capire la terapia adeguata per il paziente passano mesi di tentativi infruttuosi: in futuro con un semplicissimo prelievo di sangue si potrebbe fare la diagnosi certa e capire già dopo cinque giorni di terapia se i farmaci faranno effetto.

Resa nota sul Journal of Neuroscience, è la promessa di Mark Rasenick dell’Università di Chicago in Illinois dopo la scoperta di un “segno distintivo” della malattia: la posizione di una molecola importante per rispondere alla serotonina, il messaggero chimico del buon umore. E’ la proteina “Gs alfa” ed è disposta in modo anomalo sulla superficie delle cellule dei pazienti depressi e quindi funziona meno. Gli antidepressivi oggi in uso, spiega Rasenick, agiscono riposizionando correttamente la proteina Gs alfa, permettendole di funzionare meglio.

La proteina Gs alfa, precisa Rasenick in un’intervista registrata in MP3, sulla superficie delle cellule dei pazienti depressi è intrappolata in una “palude” di molecole appiccicose di grasso e non può compiere bene il suo lavoro, in altre parole interagire con la serotonina. La depressione rimane orfana di un test diagnostico preciso. Inoltre per capire se i farmaci somministrati fanno effetto, bisogna aspettare un periodo di latenza di uno o anche più mesi, un vero calvario per chi soffre del male di vivere. Un test semplice come quello proposto da Rasenick potrebbe dunque rivoluzionare diagnosi e terapia.

Gli esperti Usa hanno prima di tutto confrontato cellule di pazienti depressi e individui sani e notato che G alfa è posizionata nella “palude” di molecole di grasso solo nei malati. Poi “abbiamo visto in cellule umane in provetta e in ratti che questa proteina posizionata nell’ammasso di molecole di grasso viene spostata nel giro di qualche giorno dai farmaci antidepressivi”.

Così spostata G alfa può interagire meglio con la serotonina. In futuro la sua posizione potrà essere analizzata direttamente nelle cellule del sangue: “potremmo mettere a punto un test – conclude – eseguibile in un semplice laboratorio per fare diagnosi e vedere subito, senza dover attendere mesi come ora, se i farmaci prescritti faranno effetto”. (ANSA)

Tratto da MSN notizie del 12 marzo 2010

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