Faro un porto per noi

Christ­mas Blues: affron­ta­re la “malin­co­nia di Nata­le”

Il “Christ­mas blues“, o depres­sio­ne Nata­li­zia, è più fre­quen­te di quan­to for­se si cre­da. Para­dos­sa­le, eppu­re, cir­con­da­ti da luci sfa­vil­lan­ti ed albe­rel­li colo­ra­ti, a mol­ti capi­ta di sen­tir­si pro­fon­da­men­te tri­sti.

Depressione natalizia: differenze col disturbo affettivo stagionale

Una tri­stez­za, quel­la da Christ­mas Blues, che va neces­sa­ria­men­te distin­ta dal distur­bo affet­ti­vo sta­gio­na­le, descrit­to dal DSM5 come “Distur­bo depres­si­vo mag­gio­re, ricor­ren­te, con anda­men­to sta­gio­na­le”. Il DAS riguar­da epi­so­di depres­si­vi impor­tan­ti, aven­ti esor­dio sta­gio­na­le (soli­ta­men­te in autunno/inverno); non col­le­ga­bi­li ad altri fat­to­ri stres­san­ti (es. disoc­cu­pa­zio­ne sta­gio­na­le); con remis­sio­ni che avven­go­no tipi­ca­men­te in un perio­do dell’anno (fre­quen­te­men­te la pri­ma­ve­ra).

A dif­fe­ren­za del distur­bo sta­gio­na­le, il Christ­mas blues o depres­sio­ne nata­li­zia è diret­ta­men­te col­le­ga­ta al perio­do festi­vo: un vero e pro­prio “tour de for­ce” di con­ven­zio­ni socia­li e festeg­gia­men­ti “obbli­ga­ti” che, per alcu­ni, por­ta con sé ansia, inson­nia, cri­si di pian­to, pen­sie­ri nega­ti­vi, ane­do­nia.

Va det­to che, di per sé, i festeg­gia­men­ti nata­li­zi com­por­ta­no una serie di poten­zia­li stres­sors: fre­quen­ti riu­nio­ni fami­lia­ri (che pos­so­no tra l’altro coin­vol­ge­re per­so­ne che ci sono più o meno gra­di­te); liste di rega­li da indi­vi­dua­re ed acqui­sta­re (ed even­tua­li dif­fi­col­tà eco­no­mi­che); dimi­nu­zio­ne degli impe­gni lavorativi/scolastici in favo­re del tem­po tra­scor­so in fami­glia, con con­se­guen­te acu­tiz­za­zio­ne del­la sof­fe­ren­za e del sen­so di soli­tu­di­ne in colo­ro che affron­ta­no il dolo­re per una per­di­ta recen­te (la mor­te di una per­so­na cara, una sepa­ra­zio­ne o una cri­si nell’ambito affet­ti­vo-rela­zio­na­le, un pro­ble­ma lega­to alla salu­te) o stan­no attra­ver­san­do un gran­de cam­bia­men­to (ad esem­pio un tra­sfe­ri­men­to, un pen­sio­na­men­to, la per­di­ta del lavo­ro); l’abituale incli­na­zio­ne a “tira­re le som­me” dell’anno appe­na tra­scor­so (e quin­di insod­di­sfa­zio­ne e dolo­re lad­do­ve si sen­ta di non aver con­se­gui­to i tra­guar­di pre­sta­bi­li­ti).

 

I con­co­mi­tan­ti cam­bia­men­ti sta­gio­na­li, qua­li la dimi­nu­zio­ne del­le ore di luce e del­la pro­du­zio­ne di Sero­to­ni­na, pos­so­no ulte­rior­men­te inci­de­re sul­lo sta­to di tri­stez­za del­la Christ­mas blues influen­zan­do: umo­re, rit­mo son­no-veglia, ses­sua­li­tà, memo­ria e altri ambi­ti asso­cia­ti al nostro benes­se­re.

effetto Grinch

 

Come affrontare, dunque, la malinconia del Christmas blues?

Rivol­gen­do­si rapi­da­men­te ad un pro­fes­sio­ni­sta, in tut­ti i casi nei qua­li lo si riten­ga uti­le. La con­sul­ta­zio­ne di un esper­to può rive­lar­si deci­si­va, in par­ti­co­la­re quan­do la remis­sio­ne dal Christ­mas blues non avvie­ne in manie­ra spon­ta­nea e il distur­bo da depres­sio­ne nata­li­zia assu­me for­me ingra­ve­scen­ti o for­te­men­te limi­tan­ti.

Può esse­re d’aiuto atti­va­re qual­che stra­te­gia di fron­teg­gia­men­to, qua­li ad esem­pio le seguen­ti:

  1. Allen­ta­re la pres­sio­ne indot­ta dal­le aspet­ta­ti­ve, dal­le con­ven­zio­ni socia­li e dal­lo stress del­le “mil­le cose da fare”:
    • Orga­niz­zar­si per tem­po, per non ritro­var­si coin­vol­ti nell’estenuante “cor­sa ai rega­li” dell’ultimo minu­to; acqui­sta­re con cri­te­rio, pia­ni­fi­can­do le spe­se e sta­bi­len­do in anti­ci­po un bud­get mas­si­mo ade­gua­to alle pos­si­bi­li­tà. Secon­do alcu­ni ricer­ca­to­ri (Kas­ser e Shel­don), lo shop­ping nata­li­zio può infat­ti esse­re fon­te di stress, males­se­re ed insod­di­sfa­zio­ne;
    • Par­te­ci­pa­re agli even­ti socia­li nel rispet­to dei nostri “limi­ti”, impa­ran­do a “dire di no” agli appun­ta­men­ti con per­so­ne che sap­pia­mo ci pro­vo­che­ran­no pro­fon­do malu­mo­re, e cer­can­do di aumen­ta­re, inve­ce, gli incon­tri gra­de­vo­li.
  2. Acco­glie­re le pro­prie emo­zio­ni: il fat­to che in un cli­ma festo­so ci si sen­ta tri­sti o malin­co­ni­ci non signi­fi­ca che sia­mo “sba­glia­ti” o che ci dob­bia­mo sfor­za­re per uni­for­mar­ci al con­te­sto. Al con­tra­rio, ascol­ta­re la nostra tri­stez­za e coglie­re il signi­fi­ca­to del nostro Christ­mas blues può esse­re per noi pre­zio­so. For­zar­si di appa­ri­re gio­io­si per sen­tir­si “ade­gua­ti” com­por­ta infat­ti un aumen­to del livel­lo di stress; con­fi­da­re a per­so­ne fida­te il pro­prio sta­to d’animo, par­la­re del­la pro­pria depres­sio­ne nata­li­zia inve­ce, ci per­met­te­rà di spe­ri­men­ta­re la con­di­vi­sio­ne, di leni­re il sen­so di soli­tu­di­ne e di svi­lup­pa­re resi­lien­za.
  3. Abi­tuar­si a “lasciar anda­re” i pen­sie­ri ricor­ren­ti, abban­do­nan­do il rimu­gi­nìo sul pas­sa­to o sui pro­ble­mi del­la vita: il pen­sie­ro ricor­si­vo non con­tri­bui­sce a risol­ve­re i pro­ble­mi, non aiu­ta a pren­de­re deci­sio­ni, non leni­sce l’ansia. Li man­tie­ne, al con­tra­rio, con­ti­nua­men­te vivi­di e pre­sen­ti, col risul­ta­to di un aumen­to dei livel­li di ansia e di una ridu­zio­ne del­le abi­li­tà di pro­blem sol­ving.
  4. Rima­ne­re aggan­cia­ti al “qui ed ora”: intor­no a noi ci sono cose, emo­zio­ni, per­so­ne, situa­zio­ni, del­le qua­li non riu­scia­mo a gode­re appie­no, se nau­fra­ghia­mo nei pen­sie­ri del pas­sa­to (e di ciò che abbia­mo per­du­to) o nel­le ansie per il futu­ro (e di quel che potreb­be suc­ce­de­re);
  5. Gode­re del­le ore di luce: una pas­seg­gia­ta di alme­no un’ora all’aria aper­ta, se il cli­ma lo per­met­te, ha effet­ti posi­ti­vi sul nostro benes­se­re psi­co­fi­si­co e aiu­ta a con­tra­sta­re gli effet­ti del Christ­mas blues (al con­tra­rio del­la visio­ne di tra­smis­sio­ni tele­vi­si­ve nata­li­zie, che rischia­no di accre­sce­re la malin­co­nia e la depres­sio­ne nata­li­zia)
  6. Man­te­ne­re un con­tat­to con la pro­pria quo­ti­dia­ni­tà: può esse­re d’aiuto per non lasciar­si tra­vol­ge­re dai rit­mi e dagli impe­gni fago­ci­tan­ti con­nes­si al perio­do, che crea­no una distan­za note­vo­le dal­la vita di tut­ti i gior­ni (ruo­li, atti­vi­tà, impe­gni lavo­ra­ti­vi) e pos­so­no acui­re il sen­so di soli­tu­di­ne e di estra­nea­zio­ne tipi­co del Christ­mas blues;
  7. Pren­der­si cura di sé: dedi­ca­re del tem­po ad atti­vi­tà pia­ce­vo­li, alla cura del pro­prio cor­po, alla let­tu­ra o al cine­ma, ai pro­pri hob­bies. Anche facen­do­si un pic­co­lo rega­lo, nei limi­ti del­le pro­prie pos­si­bi­li­tà, anzi­ché – maga­ri – atten­der­lo.
  8. Nutri­re la pro­pria fles­si­bi­li­tà, ridi­men­sio­nan­do l’importanza del perio­do nata­li­zio e pro­van­do a vive­re le Feste non come una impo­si­zio­ne, ma come una scel­ta, da com­pier­si in modo coe­ren­te con i pro­pri valo­ri.