Faro un porto per noi

LA “SINDROME DELLA CAPANNA”

istockphoto 917874758 170667a 1 guetzliLa let­te­ra­tu­ra inter­na­zio­na­le atte­sta la pre­sen­za di pro­ble­ma­ti­che psi­co­lo­gi­che a segui­to del­la pan­de­mia da Coro­na­vi­rus. Secon­do la Socie­tà Ita­lia­na di Psi­chia­tria (SIP, mag­gio 2020) sono oltre un milio­ne gli ita­lia­ni che rischia­no di svi­lup­pa­re distur­bi men­ta­li inse­gui­to alla dif­fu­sio­ne del Covid-19 e alle con­se­guen­ti restri­zio­ni che ha cau­sa­to.
La pri­ma di que­ste restri­zio­ni è la qua­ran­te­na ovve­ro la sepa­ra­zio­ne tra le per­so­ne e la restri­zio­ne dei movi­men­ti di per­so­ne che sono poten­zial­men­te espo­ste al con­ta­gio al fine di ridur­re il rischio di infet­ta­re altri; tale con­di­zio­ne è accom­pa­gna­ta da emo­zio­ni nega­ti­ve come ansia, pau­ra e fru­stra­zio­ne, pau­ra di con­trar­re la malat­tia. In Ita­lia la qua­ran­te­na impo­sta dal Gover­no è dura­ta cir­ca 60 gior­ni.

All’inizio è sta­to dif­fi­ci­le per tut­ti noi abi­tuar­si a que­sta sor­ta di pri­gio­nia: abbia­mo dovu­to riscri­ve­re la nostra quo­ti­dia­ni­tà non più scan­di­ta dai soli­ti rit­mi ed improv­vi­sa­men­te pri­va­ta dei nostri sva­ghi, ami­ci, hob­by etc…. una nuo­va nor­ma­li­tà si è fat­ta stra­da, ras­si­cu­ran­te rispet­to alla pau­ra di con­trar­re la malat­tia.
In qual­che modo l’unico luo­go sicu­ro e “puli­to” dal virus ci sem­bra­va la nostra casa: sta­re in casa tene­va fuo­ri!! il virus. Le pri­me vol­te che usci­va­mo di casa, dopo la fine del­la qua­ren­te­na ci sia­mo sen­ti­ti un poco in ansia, tut­ti noi.
Que­sta rea­zio­ne emo­ti­va del tut­to com­pren­si­bi­le, in alcu­ne per­so­ne si pre­sen­ta con mag­gior for­za e per mag­gior tem­po. Cosa è la sin­dro­me del­la Capan­na? In pri­mo luo­go chia­ria­mo subi­to che non si trat­ta di un distur­bo men­ta­le vero e pro­prio e la let­te­ra­tu­ra scien­ti­fi­ca a tal riguar­do è assai lacu­no­sa.
Alcu­ni la fan­no risa­li­re alla cor­sa all’oro negli Sta­ti Uni­ti nel tar­do 1800 duran­te la qua­le i cer­ca­to­ri per buo­na par­te dell’anno vive­va­no iso­la­ti e, al rien­tro nel­la nor­ma­li­tà risen­ti­va­no di pau­ra, rifiu­to del­la civil­tà, fru­stra­zio­ne, sfi­du­cia ver­so il pros­si­mo, ansia e tri­stez­za. Recen­te­men­te è sta­ta iden­ti­fi­ca­ta, sem­pre negli Sta­ti Uni­ti, dopo gli atten­ta­ti dell’11 set­tem­bre. Come si mani­fe­sta la “Sin­dro­me del­la Capan­na”? Le mani­fe­sta­zio­ni più comu­ni sono:

  • pre­oc­cu­pa­zio­ne e pau­ra all’idea di allon­ta­nar­si da casa;
  • sfi­du­cia ver­so il pros­si­mo, ten­den­za a non ripren­de­re la nor­ma­le vita socia­le;
  • pau­ra, ango­scia, fru­stra­zio­ne, a vol­te, tri­stez­za;
  • stan­chez­za, dif­fi­col­tà a ripren­de­re le nor­ma­li atti­vi­tà;
  • demo­ti­va­zio­ne;
  • dif­fi­col­tà di con­cen­tra­zio­ne.

donna legge 811x540 750x499 guetzliQue­sta è una rea­zio­ne del tut­to nor­ma­le, con­se­guen­te all’eccezionalità di quan­to abbia­mo vis­su­to.
Qua­li aspet­ti moti­va­no in tut­ti noi tali sen­ti­men­ti? Il rischio di con­ta­gio non si è spen­to e con­se­guen­te­men­te temia­mo per la nostra salu­te e per i nostri cari. Inol­tre, la quo­ti­dia­ni­tà post Covid-19 è pro­fon­da­men­te alte­ra­ta (uso del­le masche­ri­ne, distan­zia­men­to socia­le, sani­fi­ca­zio­ni, etc etc etc) alte­ra­no il nostro modo di vive­re il “Fuo­ri casa”, il tem­po libe­ro ed il lavo­ro.

È impor­tan­te sta­bi­li­re una linea di con­fi­ne che ci indi­chi quan­do il males­se­re o la pre­oc­cu­pa­zio­ne di tor­na­re alla nor­ma­li­tà pos­sa esse­re pre­lu­dio di una for­ma più gra­ve di disa­gio psi­co­lo­gi­co. Tale con­fi­ne è sta­to indi­ca­to dal­la Socie­tà Ita­lia­na di Psi­chia­tria: “se il disa­gio si pro­trae per più di tre set­ti­ma­ne ed è acui­to dal­la incer­tez­za ver­so il futu­ro, dal­la pre­oc­cu­pa­zio­ne per la situa­zio­ne eco­no­mi­ca e per la pre­ca­rie­tà del lavo­ro, in un caso su tre aumen­ta il rischio di nel tem­po veri e pro­pri distur­bi come la depres­sio­ne, gli atta­chi di pani­co e i distur­bi dell’adattamento” (Dr. M Di Gian­nan­to­nio e E. Zanal­da, pre­si­den­ti Socie­tà Ita­lia­na di Psi­chia­tria, Mag­gio 2020).
Come pos­sia­mo affron­ta­re al meglio tale situa­zio­ne?

  • Rico­no­scia­mo la nor­ma­li­tà e fon­da­tez­za del­le nostre rea­zio­ni e pau­re;
  • Dedi­chia­mo del tem­po a noi e alla nostra fami­glia: la qua­ran­te­na ci ha inse­gna­to l’importanza e la pia­ce­vo­lez­za dei nostri rap­por­ti! Non spre­chia­mo l’insegnamento!
  • Rior­ga­niz­zia­mo la rou­ti­ne e defi­nia­mo spa­zi di lavo­ro, rispo­so, sva­go: rien­tria­mo nel nostro tran tran nor­ma­le con gra­dua­li­tà.
  • Ripen­sia­mo a quan­to avve­nu­to: cosa ci ha inse­gna­to su di noi? Che evo­lu­zio­ne abbia­mo avu­to?
  • Ascol­tia­mo­ci e se la situa­zio­ne di disa­gio per­si­ste, chie­dia­mo aiu­to ad uno spe­cia­li­sta.

Se sei in una situa­zio­ne di disa­gio psi­co­lo­gi­co, puoi chia­ma­re le nostre pro­fes­sio­ni­ste o volon­ta­rie:

Dott.ssa Ami­ci Patri­zia 340 3463181 — Dott.ssa Katia Pon­ti 371 174 4756 — Dott.ssa Rota Gra­zio­si 349 382 2224
Moni­ca Ravaz­zi­ni 333 367 2940 — Giu­si Miglio­li 340 698 9209