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Il disturbo distimico è un disturbo cronico caratterizzato dalla presenza di umore depresso che persiste per la maggior parte del giorno ed è presente nella maggior parte dei giorni.

Secon­do la quar­ta edi­zio­ne del Dia­gno­stic and Sta­ti­sti­cal Manual of Men­tal Disor­ders (DSM-IV) le più carat­te­ri­sti­che mani­fe­sta­zio­ni del distur­bo sono sen­ti­men­ti di ina­de­gua­tez­za, col­pa, irri­ta­bi­li­tà e rab­bia; riti­ro socia­le; per­di­ta di inte­res­se, inat­ti­vi­tà e man­can­za di pro­dut­ti­vi­tà. Il ter­mi­ne “disti­mia”, indi­ca­ti­vo “di cat­ti­vo umo­re”, fu intro­dot­to nel 1980 e modi­fi­ca­to in distur­bo disti­mi­co nel DSM-IV. Pri­ma del 1980, la mag­gior par­te dei pazien­ti ora clas­si­fi­ca­ti come affet­ti da distur­bo disti­mi­co era clas­si­fi­ca­ta come affet­ta da nevro­si depres­si­va (det­ta anche depres­sio­ne nevro­ti­ca).

Il distur­bo disti­mi­co è comu­ne nel­la popo­la­zio­ne gene­ra­le e col­pi­sce il 3–5% di tut­ti gli indi­vi­dui. II distur­bo disti­mi­co è più fre­quen­te tra le per­so­ne non spo­sa­te e gio­va­ni e in quel­le a bas­so red­di­to. Inol­tre, il distur­bo disti­mi­co spes­so coe­si­ste con altri distur­bi men­ta­li, soprat­tut­to il distur­bo depres­si­vo mag­gio­re, i distur­bi d’an­sia (in par­ti­co­la­re quel­lo da attac­chi di pani­co), l’a­bu­so di sostan­ze e pro­ba­bil­men­te il distur­bo bor­der­li­ne di per­so­na­li­tà.

I cri­te­ri dia­gno­sti­ci del DSM per il distur­bo disti­mi­co richie­do­no la pre­sen­za di umo­re depres­so per la mag­gior par­te del tem­po per alme­no due anni. Per­ché i cri­te­ri dia­gno­sti­ci sia­no sod­di­sfat­ti, il sog­get­to non dovreb­be pre­sen­ta­re sin­to­mi m­glio clas­si­fi­ca­bi­li come distur­bo depres­si­vo mag­gio­re. Il pazien­te non dovreb­be aver mai avu­to un epi­so­dio mania­ca­le o ipo­ma­nia­ca­le.

II distur­bo disti­mi­co è un distur­bo cro­ni­co carat­te­riz­za­to non da epi­so­di di malat­tia, ma piut­to­sto dal­la costan­te pre­sen­za dei sin­to­mi. Tut­ta­via, il pazien­te con distur­bo disti­mi­co può pre­sen­ta­re alcu­ne varia­zio­ni tem­po­ra­li nel­la gra­vi­tà dei sin­to­mi. Gli stes­si sin­to­mi sono simi­li a quel­li del distur­bo depres­si­vo mag­gio­re e la pre­sen­za di umo­re depres­so — cioè il sen­tir­si tri­ste, giù di cor­da, il vede­re tut­to nero e la man­can­za di inte­res­se nel­le abi­tua­li atti­vi­tà — è un aspet­to cen­tra­le del distur­bo. La gra­vi­tà dei sin­to­mi depres­si­vi nel distur­bo disti­mi­co è di soli­to mino­re che nel distur­bo depres­si­vo mag­gio­re, ma è la man­can­za di epi­so­di discre­ti a far pesa­re la bilan­cia a favo­re del­la dia­gno­si di distur­bo disti­mi­co.
I pazien­ti con distur­bo disti­mi­co pos­so­no spes­so esse­re sar­ca­sti­ci, nichi­li­sti, medi­ta­bon­di, esi­gen­ti e recla­man­ti; pos­so­no esse­re tesi e rigi­di e resi­sten­ti nei con­fron­ti degli inter­ven­ti tera­peu­ti­ci, pur pre­sen­tan­do­si rego­lar­men­te agli appun­ta­men­ti. Come risul­ta­to, il medi­co può pro­va­re rab­bia nei con­fron­ti del sog­get­to e per­si­no tra­scu­rar­ne le lamen­te­le. Per defi­ni­zio­ne le per­so­ne con distur­bo disti­mi­co non han­no sin­to­mi psi­co­ti­ci.
I sin­to­mi asso­cia­ti com­pren­do­no alte­ra­zio­ni del­l’ap­pe­ti­to e del son­no, ridot­ta auto­sti­ma, per­di­ta di ener­gia, ral­len­ta­men­to psi­co­mo­to­rio, ridot­ta pul­sio­ne ses­sua­le e pre­oc­cu­pa­zio­ne osses­si­va per i pro­ble­mi di salu­te.
Una dif­fi­col­tà nei rap­por­ti socia­li è talo­ra la ragio­ne per cui i pazien­ti con distur­bo disti­mi­co cer­ca­no una cura. In effet­ti divor­zio, disoc­cu­pa­zio­ne e pro­ble­mi socia­li sono comu­ni in que­sti pazien­ti. Essi pos­so­no lamen­tar­si di ave­re dif­fi­col­tà di con­cen­tra­zio­ne e rife­ri­re che le loro pre­sta­zio­ni sco­la­sti­che o lavo­ra­ti­ve sono sca­den­ti. Lamen­tan­do­si di esse­re mala­ti fisi­ca­men­te, i pazien­ti pos­so­no per­de­re gior­ni di lavo­ro e appun­ta­men­ti socia­li. I sog­get­ti con distur­bo disti­mi­co pos­so­no ave­re pro­ble­mi coniu­ga­li deri­van­ti da disfun­zio­ni ses­sua­li (ad esem­pio impo­ten­za) o dal­l’in­ca­pa­ci­tà di man­te­ne­re l’int­mità emo­ti­va.

La dia­gno­si di distur­bo disti­mi­co è spes­so fat­ta su per­so­ne che già sof­fro­no di altri distur­bi men­ta­li. Alcu­ni dati indi­co­no che l’as­so­cia­zio­ne mor­bo­sa di distur­bo disti­mi­co con altri distur­bi men­ta­li è un signi­fi­ca­ti­vo indi­ce pre­dit­ti­vo nega­ti­vo di buo­na pro­gno­si: ossia, la pre­sen­za di un distur­bo cro­ni­co non trat­ta­to sem­bra limi­ta­re il tas­so e l’en­ti­tà di miglio­ra­men­to che un pazien­te può otte­ne­re per altri distur­bi men­ta­li. Distur­bi fre­quen­te­men­te asso­cia­ti sono il distur­bo depres­si­vo mag­gio­re e quel­lo da abu­so di sostan­ze.

Depres­sio­ne dop­pia: il 40% cir­ca dei sog­get­ti con distur­bo depres­si­vo mag­gio­re sod­di­sfa anche i cri­te­ri per distur­bo disti­mi­co. Que­sta com­bi­na­zio­ne di distur­bi vie­ne spes­so defi­ni­ta depres­sio­ne dop­pia. I dati dispo­ni­bi­li sosten­go­no la con­clu­sio­ne che i pazien­ti con depres­sio­ne dop­pia han­no una pro­gno­si peg­gio­re di quel­li con solo distur­bo depres­si­vo mag­gio­re. Il trat­ta­men­to dei casi di depres­sio­ne dop­pia dovreb­be esse­re diret­to ver­so entram­bi i distur­bi, poi­ché la riso­lu­zio­ne dei sin­to­mi di un distur­bo depres­si­vo mag­gio­re in tali pazien­ti li lascia anco­ra con un signi­fi­ca­ti­vo pro­ble­ma psi­chia­tri­co.

La dia­gno­si dif­fe­ren­zia­le del distur­bo disti­mi­co è pra­ti­ca­men­te iden­ti­ca a quel­la del distur­bo depres­si­vo mag­gio­re. I due distur­bi sono par­ti­co­lar­men­te impor­tan­ti da con­si­de­ra­re nel­la dia­gno­si dif­fe­ren­zia­le fra distur­bo disti­mi­co e distur­bo depres­si­vo mino­re .
Il distur­bo depres­si­vo mino­re è carat­te­riz­za­to da epi­so­di di sin­to­mi depres­si­vi meno gra­vi di quel­li osser­va­ti nel distur­bo depres­si­vo mag­gio­re. La dif­fe­ren­za fra distur­bo disti­mi­co e distur­bo depres­si­vo mino­re è lega­ta prin­ci­pal­men­te alla natu­ra epi­so­di­ca dei sin­to­mi nel secon­do. Fra un epi­so­dio e l’al­tro, i pazien­ti con distur­bo depres­si­vo mino­re han­no infat­ti umo­re euti­mi­co, men­tre quel­li con distur­bo disti­mi­co non han­no pra­ti­ca­men­te perio­di euti­mi­ci.

Fonte: studiopsicoterapia.si.it