Disturbo Ossessivo Compulsivo – Cosa è, Sintomi, Causa e Cura

Cosa è il disturbo ossessivo compulsivo?

Secon­do la clas­si­fi­ca­zio­ne del DSM-IV TR, il distur­bo osses­si­vo com­pul­si­vo (cono­sciu­to anche come DOC o OCD in ingle­se), è un distur­bo d’ansia carat­te­riz­za­to dal­la pre­sen­za di osses­sio­ni e com­pul­sio­ni.

Immagine di donna affetta dal disturbo-ossessivo-compulsivo-cura

È un distur­bo che può pre­sen­tar­si sia nell’infanzia che nell’età adul­ta, anche se l’incidenza mas­si­ma la si ha tra i 15 e i 25 anni. Col­pi­sce cir­ca il 2–2,5% del­la popo­la­zio­ne gene­ra­le: signi­fi­ca che su 100 neo­na­ti, 2 o 3 svi­lup­pe­ran­no nell’arco del­la pro­pria vita il distur­bo. In Ita­lia, sono cir­ca 800.000 le per­so­ne col­pi­te da DOC.

È un distur­bo che si cro­ni­ciz­za, anche se con fasi alta­le­nan­ti di miglio­ra­men­to e di peg­gio­ra­men­to, ma a vol­te si aggra­va fino a com­pro­met­te­re il fun­zio­na­men­to in diver­se aree di vita. Rara­men­te è epi­so­di­co e segui­to da una remis­sio­ne com­ple­ta dei sin­to­mi.

Il sog­get­to si sen­te spes­so obbli­ga­to ad agi­re o pen­sa­re nel modo sin­to­ma­ti­co e per que­sto cer­ca di con­trap­por­si e di resi­ste­re. Nono­stan­te cer­chi di con­tra­sta­re e nascon­de­re le sue azio­ni o i suoi pen­sie­ri, que­sto sfor­zo non lo aiu­ta affat­to a modi­fi­ca­re il pro­prio com­por­ta­men­to.

 

Sintomi del DOC

Il sin­to­mo cen­tra­le del DOC è la pre­sen­za di osses­sio­ni e com­pul­sio­ni o sole osses­sio­ni, che occu­pa­no un tem­po signi­fi­ca­ti­vo del­la gior­na­ta (un ora o più al gior­no) e inter­fe­ri­sco­no con le atti­vi­tà del quo­ti­dia­no (lavo­ro, stu­dio, vita di rela­zio­ne, cura del­la casa o dell’igiene ecc.).

Il distur­bo osses­si­vo com­pul­si­vo vie­ne rico­no­sciu­to come tale solo se la pre­sen­za di osses­sio­ni e com­pul­sio­ni com­por­ta una mar­ca­ta sof­fe­ren­za, com­pro­met­te il nor­ma­le fun­zio­na­men­to socia­le e lavo­ra­ti­vo del sog­get­to e se non è meglio giu­sti­fi­ca­ta da altri distur­bi d’ansia o da malat­tie psi­chia­tri­che dovu­te a con­di­zio­ni medi­che gene­ra­li.

Carat­te­ri­sti­che cen­tra­li del distur­bo sono:

• la ripe­ti­ti­vi­tà, la fre­quen­za e la per­si­sten­za del­la atti­vi­tà osses­si­va;

• la sen­sa­zio­ne che tale atti­vi­tà sia impo­sta e com­pul­si­va.

Le osses­sio­ni sono idee, pen­sie­ri, impul­si o imma­gi­ni che insor­go­no improv­vi­sa­men­te nel­la men­te e che ven­go­no per­ce­pi­ti come intru­si­vi (ovve­ro la per­so­na ha la sen­sa­zio­ne che “irrom­pa­no da soli” o che sia­no indi­pen­den­ti dal flus­so di pen­sie­ri che li pre­ce­de), fasti­dio­si (ovve­ro la per­so­na per il con­te­nu­to o per la fre­quen­za spe­ri­men­ta disa­gio) e pri­vi di sen­so (ovve­ro la per­so­na ha la sen­sa­zio­ne che sia­no irra­zio­na­li, esa­ge­ra­ti o comun­que non giu­sti­fi­ca­ti o poco lega­ti alla real­tà pre­sen­te). Esem­pi di osses­sio­ni sono pen­sie­ri come “Potrei infet­tar­mi con il virus Hiv se toc­co la por­ta del bagno del­la disco­te­ca” o “Non devo pen­sa­re al nome del­le per­so­ne a cui voglio bene in ospe­da­le, altri­men­ti potreb­be­ro amma­lar­si”, “Se non con­trol­lo che tut­ti i file sia­no chiu­si, qual­co­sa di brut­to acca­drà”, “ Potrei dire qual­co­sa di brut­to sen­za accor­ger­me­ne”.

Tali pen­sie­ri intru­si­vi sono ricor­ren­ti (ovve­ro si ripre­sen­ta­no alla men­te con fre­quen­za) e/o per­si­sten­ti (ovve­ro occu­pa­no la men­te in modo dura­tu­ro e con­ti­nuo).

La per­so­na con DOC vive con sof­fe­ren­za e disa­gio la pre­sen­za di que­sti pen­sie­ri.

Tale disa­gio dipen­de diver­se ragio­ni. Un pri­mo pro­ble­ma è diret­ta­men­te con­nes­so alla pre­sen­za costan­te e ripe­tu­ta nel­la men­te del­le osses­sio­ni: gran par­te del­la gior­na­ta, è occu­pa­ta da imma­gi­ni, pen­sie­ri e/o idee che non lascia­no tre­gua e spa­zio per dedi­car­si ad altro e lascia­no a fine gior­na­ta il sog­get­to esau­sto.

La secon­da ragio­ne di sof­fe­ren­za riguar­da pro­prio il con­te­nu­to del­le osses­sio­ni: le idee e i pen­sie­ri osses­si­vi sono minac­cio­si e ansio­ge­ni per­ché riguar­da­no il timo­re di esse­re espo­sti a un peri­co­lo (“potrei infet­tar­mi”, “potrei far dan­neg­gia­re mia figlia”, “potreb­be esplo­de­re la casa e tut­to il palaz­zo”) e di esse­re in qual­che modo respon­sa­bi­li e col­pe­vo­li di tale peri­co­lo, ovve­ro di ren­der­si per­so­ne immo­ra­li, cat­ti­ve o peri­co­lo­se (“sareb­be col­pa del­la mia super­fi­cia­li­tà”, “non ho fat­to quan­do in mio dove­re per pro­teg­ge­re i miei fami­glia­ri”).

Un’idea osses­si­va, però, può esse­re pro­ble­ma­ti­ca anche per il fat­to stes­so di esse­re sta­ta pen­sa­ta; ad esem­pio, il sog­get­to può esse­re osses­sio­na­to da pen­sie­ri ero­ti­ci o da bestem­mie. In que­sti casi il pro­ble­ma è dato dal­la con­sa­pe­vo­lez­za che la pro­pria men­te ha pro­dot­to quel pen­sie­ro, per­ché tale con­sa­pe­vo­lez­za impli­ca, nel sog­get­to, il sospet­to di esse­re una per­so­na immo­ra­le o peri­co­lo­sa (“se ho pen­sa­to a que­sta brut­ta cosa di mio mari­to, signi­fi­ca che sono una per­so­na cat­ti­va, un’immorale”).

La secon­da gran­de cate­go­ria di sin­to­mi sono le com­pul­sio­ni o ritua­li. Con­si­sto­no in azio­ni men­ta­li e com­por­ta­men­ta­li che si mani­fe­sta­no in rispo­sta alle osses­sio­ni e che ne rap­pre­sen­ta­no un ten­ta­ti­vo di solu­zio­ne; di soli­to sono segui­te da un sen­so sol­lie­vo dal disa­gio cau­sa­to dal­le osses­sio­ni, sep­pu­re un sol­lie­vo solo tem­po­ra­neo. Ad esem­pio, disin­fet­ta­re le mani con amu­chi­na come rispo­sta all’ossessione “le mie mani sono pie­ne di ger­mi peri­co­lo­si”, è un ten­ta­ti­vo di allon­ta­na­re il pro­ble­ma del­la per­ce­pi­ta o temu­ta con­ta­mi­na­zio­ne; evi­ta­re di toc­ca­re le mani­glie del­le por­te o por­ta­re i guan­ti rap­pre­sen­ta­no un ten­ta­ti­vo di pre­ve­ni­re la ricom­par­sa del pen­sie­ro di esse­re con­ta­mi­na­to. Anco­ra fare un pre­ghie­ra in rispo­sta all’ossessione “ho pen­sa­to un nume­ro che por­ta male”, rap­pre­sen­ta un ten­ta­ti­vo di ras­si­cu­rar­si cir­ca il timo­re che pos­sa per pro­pria respon­sa­bi­li­tà acca­de­re qual­co­sa di nega­ti­vo per sé o altri.

Chi sof­fre del distur­bo di soli­to nascon­de le pro­prie pre­oc­cu­pa­zio­ni: per­ce­pi­sce i suoi com­por­ta­men­ti e pen­sie­ri come assur­di e inquie­tan­ti e se ne ver­go­gna. Espres­sio­ni fre­quen­ti in chi sof­fre di DOC sono: “Non capi­sco per­ché mi com­por­to in que­sto modo”, “For­se sto diven­tan­do mat­to!” o “Se le per­so­ne sapes­se­ro che ho que­sti pen­sie­ri mi pren­de­reb­be­ro per paz­zo!”.

Una gran­de par­te del­la sof­fe­ren­za di chi sof­fre di DOC dipen­de pro­prio dal fat­to di ren­der­si con­to del­la esa­ge­ra­zio­ne o irra­zio­na­li­tà dei pro­pri timo­ri e dei pro­pri com­por­ta­men­ti; que­sta con­sa­pe­vo­lez­za spin­ge a con­tra­sta­re osses­sio­ni e com­pul­sio­ni, con effet­ti che gene­ral­men­te aggra­va­no i sin­to­mi e la sof­fe­ren­za. Ad esem­pio nel ten­ta­ti­vo di evi­ta­re di sen­tir­si paz­zo o ridi­co­lo nell’alzarsi di not­te a con­trol­la­re il gas, il sog­get­to può deci­de­re di ri-con­trol­la­re ripe­tu­ta­men­te il gas pri­ma di anda­re a let­to in modo pre­ven­ti­vo, anche se dopo il pri­mo con­trol­lo è già sicu­ro di aver­lo chiu­so e non è più pre­oc­cu­pa­to.

Come si manifesta il disturbo ossessivo compulsivo?

A dif­fe­ren­za di altri distur­bi il DOC si mani­fe­sta con sin­to­mi e feno­me­ni ete­ro­ge­nei. In let­te­ra­tu­ra si tro­va­no una gran­de varie­tà di clas­si­fi­ca­zio­ni e cate­go­rie di DOC, ma sul­la base del tipo di osses­sio­ni e com­pul­sio­ni che si pre­sen­ta­no, é pos­si­bi­le indi­vi­dua­re alme­no sei sot­to­ti­pi prin­ci­pa­li

Disturbo ossessivo compulsivo da controllo

Il distur­bo si mani­fe­sta con osses­sio­ni e com­pul­sio­ni che impli­ca­no timo­ri ricor­ren­ti e con­trol­li pro­trat­ti e ripe­tu­ti, cor­re­la­ti al dub­bio di aver dimen­ti­ca­to qual­co­sa o di aver fat­to un erro­re o dan­neg­gia­to qual­co­sa o qual­cu­no inav­ver­ti­ta­men­te. Chi sof­fre di que­sto tipo di distur­bo arri­va a pen­sa­re che una pro­pria azio­ne o omis­sio­ne sia cau­sa di disgra­zie. Esem­pi di con­trol­li tipi­ci riguar­da­no aver chiu­so la por­ta di casa, il gas o l’acqua, aver con­ta­to bene i sol­di o non aver scrit­to paro­le bla­sfe­me.

Disturbo ossessivo compulsivo da contaminazione

In que­sto caso si trat­ta di osses­sio­ni e com­pul­sio­ni con­nes­se al rischio di con­ta­gi o con­ta­mi­na­zio­ni. Le per­so­ne che ne sof­fro­no sono tor­men­ta­te dall’insistente pre­oc­cu­pa­zio­ne che loro stes­si o un fami­lia­re pos­sa amma­lar­si entran­do in con­tat­to con qual­che invi­si­bi­le ger­me o sostan­za tos­si­ca. Agen­ti “con­ta­mi­nan­ti” com­pren­do­no sostan­ze come uri­ne, san­gue, sudo­re, sapo­ni, sol­ven­ti e, per gene­ra­liz­za­zio­ne, tut­ti gli ogget­ti o per­so­ne poten­zial­men­te vei­co­lo di que­ste sostan­ze. Il con­tat­to con la sostan­za temu­ta è segui­ta da ritua­li tesi a neu­tra­liz­za­re la con­ta­mi­na­zio­ne, ovve­ro ritua­li di lavag­gio (es. lavag­gio ripe­tu­to del­le mani, dei vesti­ti o di ogget­ti per­so­na­li).

Disturbo ossessivo compulsivo da accumulo

Il sog­get­to affet­to da que­sta tipo­lo­gia di distur­bo si mani­fe­sta con l’impulso di accu­mu­la­re e con­ser­va­re ogget­ti, anche insi­gni­fi­can­ti e depe­ri­bi­li (es. gior­na­li, pac­chet­ti di siga­ret­te vuo­ti, bot­ti­glie vuo­te), per­ché “un gior­no o l’altro potreb­be ser­vi­re”. Le con­dot­te di accu­mu­lo non sono gene­ral­men­te accom­pa­gna­te da osses­sio­ni. Lo spa­zio occu­pa­to dal­le “col­le­zio­ni” può arri­va­re a occu­pa­re gran par­te del­lo spa­zio in casa. Que­sti sog­get­ti sono gene­ral­men­te poco cri­ti­ci riguar­do ai loro ritua­li.

Disturbo ossessivo compulsivo da ordine e simmetria

Il distur­bo si mani­fe­sta come intol­le­ran­za al disor­di­ne o all’asimmetria. Libri, fogli, pen­ne, asciu­ga­ma­ni, video­cas­set­te, abi­ti, piat­ti, devo­no risul­ta­re per­fet­ta­men­te alli­nea­ti, sim­me­tri­ci e ordi­na­ti secon­do una pre­ci­sa logi­ca (es. dimen­sio­ne, colo­re). Quan­do il pazien­te per­ce­pi­sce asim­me­tria o disor­di­ne si impe­gna anche per mol­te ore a rior­di­na­re que­sti ogget­ti, fino a sen­tir­li “a posto”. Le osses­sio­ni di ordi­ne e sim­me­tria pos­so­no riguar­da­re anche il pro­prio cor­po (es. pet­ti­na­tu­ra dei capel­li, abi­ti).

Disturbo ossessivo compulsivo da superstizione eccessiva

La per­so­na che ne è affet­ta mani­fe­sta pen­sie­ri super­sti­zio­si por­ta­ti all’eccesso. L’esito degli even­ti vie­ne lega­to al com­pi­men­to di cer­ti gesti, alla visio­ne di cer­ti ogget­ti e/o colo­ri, al suo­no di deter­mi­na­ti rumo­ri. Per annul­la­re un effet­to nega­ti­vo, il sog­get­to affet­to da distur­bo osses­si­vo com­pul­si­vo da super­sti­zio­ne ecces­si­va deve met­te­re in atto il “giu­sto ritua­le”, adat­ta­to in base alla situa­zio­ne che gli ha arre­ca­to lo sta­to di ansia, e ripe­ter­lo il nume­ro di vol­te ade­gua­to per evi­ta­re qual­che disgra­zia (ad esem­pio, fare una pre­ghie­ra per 3 vol­te dopo aver visto un’immagine rite­nu­ta nega­ti­va).

Ossessioni pure

Alcu­ni sog­get­ti affet­ti da DOC mani­fe­sta­no osses­sio­ni sen­za com­pul­sio­ni. Man­ca, dun­que, la com­po­nen­te ritua­le o com­pul­si­va; tut­ta­via, il sog­get­to col­pi­to mani­fe­sta pen­sie­ri osses­si­vi riguar­dan­ti l’avverarsi di situa­zio­ni alta­men­te impro­ba­bi­li, ma che gli risul­te­reb­be­ro intol­le­ra­bi­li. Il con­te­nu­to di tali osses­sio­ni spes­so può esse­re a sfon­do reli­gio­so, socia­le o ses­sua­le. È il caso di chi è osses­sio­na­to dal timo­re di esse­re o diven­ta­re omo­ses­sua­le o pedo­fi­lo o di chi ha il ter­ro­re di esse­re col­to da un’aggressività improv­vi­sa e incon­trol­la­bi­le e fare del male a chi gli sta accan­to. In tali pazien­ti, l’episodio osses­si­vo è spes­so segui­to da un dia­lo­go inte­rio­re ras­si­cu­ran­te, che rap­pre­sen­ta un ten­ta­ti­vo di solu­zio­ne al disa­gio atti­va­to dall’ossessione.

Decorso e conseguenze

Il decor­so del DOC rara­men­te è epi­so­di­co; una vol­ta che si mani­fe­sta il distur­bo è nel­la mag­gior par­te dei casi desti­na­to a cro­ni­ciz­zar­si, sep­pu­re con fasi di miglio­ra­men­to che si alter­na­no a fasi di peg­gio­ra­men­to. In una per­cen­tua­le sti­ma­ta tra il 5 e 10% il distur­bo ha un decor­so gra­dual­men­te ingra­ve­scen­te.

Con­si­de­ran­do che di soli­to l’esordio è in età gio­va­ni­le, si trat­ta di un distur­bo che col­pi­sce pre­va­len­te­men­te per­so­ne gio­va­ni, dun­que con una lun­ga aspet­ta­ti­va di vita. Que­sto ampli­fi­ca le con­se­guen­ze nega­ti­ve in ter­mi­ni di costi e com­pro­mis­sio­ni impli­ca­te.

Dal pun­to di vista socia­le, il fat­to che il distur­bo ten­da a cro­ni­ciz­za­re impli­ca costi alti e pro­lun­ga­ti in ter­mi­ni di assi­sten­za e di capa­ci­tà di lavo­ro (le per­so­ne affet­te da DOC soven­te lavo­ra­no in modo discon­ti­nuo e poco pro­dut­ti­vo).

Dal pun­to di vista per­so­na­le il distur­bo può ave­re gra­vi con­se­guen­ze in ter­mi­ni di costi esi­sten­zia­li: poi­ché di soli­to col­pi­sce in gio­va­ne età, rischia di com­pro­met­te­re il cor­so di stu­di, la pos­si­bi­li­tà di lavo­ra­re, la nor­ma­le vita di rela­zio­ne. Ad esem­pio spes­so le per­so­ne con DOC impie­ga­no mol­to più tem­po a diplo­mar­si o lau­rear­si, a vol­te addi­rit­tu­ra rinun­cia­no; nel lavo­ro spes­so devo­no accon­ten­tar­si di man­sio­ni di bas­sa respon­sa­bi­li­tà. Il distur­bo, dun­que, ridu­ce note­vol­men­te le capa­ci­tà di rea­liz­za­zio­ne esi­sten­zia­le, riflet­ten­do­si nega­ti­va­men­te anche sul­la qua­li­tà e sul­la dura­ta del­le rela­zio­ni ami­ca­li e affet­ti­ve (il 50% dei pazien­ti non è in gra­do di man­te­ne­re un rap­por­to di cop­pia).

Una ter­za e fre­quen­te con­se­guen­za del distur­bo è un peg­gio­ra­men­to del­la vita anche dei fami­lia­ri: la per­so­na può ave­re sin­to­mi cosi per­va­si­vi da diven­ta­re inva­li­dan­ti non solo per sé, ma anche da impe­di­re il nor­ma­le fun­zio­na­men­to del­la vita dei fami­lia­ri. Ad esem­pio i con­giun­ti spes­so sono diret­ta­men­te coin­vol­ti nel­le com­pul­sio­ni (per con­te­ne­re il disa­gio del sog­get­to si sen­to­no costret­ti a fare loro stes­si lavag­gi ripe­tu­ti, con­trol­li o altro tipo di ritua­li) o chia­ma­ti con­ti­nua­men­te in cau­sa con ripe­tu­te richie­ste di ras­si­cu­ra­zio­ne cir­ca il con­te­nu­to del­le osses­sio­ni (ad esem­pio il pazien­te a tur­no “inter­ro­ga” geni­to­ri, part­ner, fra­tel­li con doman­de come “sei sicu­ra che toc­can­do una magliet­ta ros­sa non ci si con­ta­gi?”; “avrò chiu­so bene la por­ta?”). Il coin­vol­gi­men­to nei sin­to­mi può esse­re este­nuan­te per i fami­lia­ri e que­sto, con il pas­sa­re del tem­po, può anche peg­gio­ra­re la qua­li­tà del­le rela­zio­ni.

Le cause del disturbo ossessivo compulsivo

Come per tan­ti distur­bi psi­chia­tri­ci, non c’è anco­ra una let­te­ra­tu­ra suf­fi­cien­te­men­te robu­sta e con­di­vi­sa sul­le cau­se del distur­bo; per spie­ga­re le cau­se si fa di solu­to ricor­so a spie­ga­zio­ni di tipo bio-psi­co-socia­le.

Dal pun­to di vista stret­ta­men­te psi­co­lo­gi­co, esi­sto­no evi­den­ze del fat­to che alcu­ne espe­rien­ze e alcu­ne carat­te­ri­sti­che edu­ca­ti­ve pos­so­no con­tri­bui­re for­te­men­te alla gene­si del distur­bo.

Esi­ste un’ampia let­te­ra­tu­ra scien­ti­fi­ca che indi­vi­dua nell’investimento sul­la pro­te­zio­ne dal­la col­pa o in un suo ele­men­to, un esa­ge­ra­to sen­so di respon­sa­bi­li­tà, un fat­to­re cen­tra­le nel­lo svi­lup­po del distur­bo. Esi­sto­no ampie evi­den­ze empi­ri­che e cli­ni­che che il timo­re di col­pa e l’elevato sen­so di respon­sa­bi­li­tà pre­di­co­no la ten­den­za ad ave­re osses­sio­ni e com­pul­sio­ni e che la mani­po­la­zio­ne del­la respon­sa­bi­li­tà influen­zi l’intensità e la fre­quen­za di com­por­ta­men­ti osses­si­vi sia nei pazien­ti che in cam­pio­ni non cli­ni­ci.

Anche una for­te rigi­di­tà mora­le, di fre­quen­te frut­to di una edu­ca­zio­ne par­ti­co­lar­men­te seve­ra, con gran­de atten­zio­ne alle rego­le e con puni­zio­ni spro­por­zio­na­te e/o dif­fi­cil­men­te pre­ve­di­bi­li, è un ele­men­to che gene­ral­men­te si tro­va nel­la sto­ria del­le per­so­ne che sof­fro­no del DOC; si trat­ta di aspet­ti edu­ca­ti­vi che mol­to pro­ba­bil­men­te favo­ri­sco­no l’esagerata respon­sa­bi­li­tà e la sen­si­bi­li­tà alla col­pa.

 

Cura e trattamento: come guarire dal disturbo ossessivo compulsivo

Le linee gui­da inter­na­zio­na­li indi­ca­no nel­la tera­pia far­ma­co­lo­gi­ca e nel­la tera­pia cogni­ti­vo-com­por­ta­men­ta­le i trat­ta­men­ti più effi­ca­ci.

La tera­pia cogni­ti­vo-com­por­ta­men­ta­le è fina­liz­za­ta a bre­ve ter­mi­ne a ridur­re la quan­ti­tà e la fre­quen­za dei sin­to­mi e, più a lun­go ter­mi­ne, a ren­de­re il sog­get­to meno vul­ne­ra­bi­le ai temi e ai mec­ca­ni­smi cogni­ti­vi che han­no con­tri­bui­to alla gene­si e al man­te­ni­men­to del distur­bo.

La tec­ni­ca elet­ti­va nel trat­ta­men­to è l’Espo­si­zio­ne com­bi­na­ta con la Pre­ven­zio­ne del­la Rispo­sta. L’esposizione (nel­le sue diver­se varian­ti: espo­si­zio­ne gra­dua­le o pro­lun­ga­ta; per imma­gi­ni o in vivo) con­si­ste nel met­te­re un sog­get­to in con­tat­to con uno sti­mo­lo o situa­zio­ne che eli­ci­ta disa­gio per un las­so di tem­po mag­gio­re a quel­lo che il sog­get­to nor­mal­men­te tol­le­ra. Ad esem­pio si chie­de ad un sog­get­to che ha tra i suoi sin­to­mi quel­lo di evi­ta­re di toc­ca­re le mani­glie del­le por­te, di toc­ca­re una mani­glia e di man­te­ne­re il con­tat­to per 2 minu­ti. La spe­ri­men­ta­zio­ne dell’ansia è negli obiet­ti­vi del­la tec­ni­ca; il pazien­te vie­ne però aiu­ta­to sia gra­duan­do l’esposizione e sia attra­ver­so inter­ven­ti pre­ven­ti­vi che moti­va­no e ridu­co­no la minac­cio­si­tà del con­tat­to.

La pre­ven­zio­ne del­la rispo­sta con­si­ste nel bloc­ca­re i com­por­ta­men­ti sin­to­ma­ti­ci nor­mal­men­te mes­si in atto dal pazien­te dopo il con­tat­to con la situa­zio­ne temu­ta. Il com­por­ta­men­to vie­ne bloc­ca­to per un tem­po mag­gio­re rispet­to quel­lo in cui il pazien­te è “natu­ral­men­te” capa­ce di pro­ca­sti­na­re la rispo­sta. Ripren­den­do l’esempio pre­ce­den­te, si chie­de al pazien­te di non lava­re le mani dopo aver toc­ca­to la mani­glia per un ora.

Alle tec­ni­che di espo­si­zio­ne e pre­ven­zio­ne del­la rispo­sta, la tera­pia cogni­ti­vo-com­por­ta­men­ta­le affian­ca inter­ven­ti diret­ta­men­te fina­liz­za­ti al cam­bia­men­to dei con­te­nu­ti e pro­ces­si cogni­ti­vi che con­tri­bui­sco­no alla gene­si e al man­te­ni­men­to del distur­bo. Nel nostro cen­tro, per esem­pio, è in cor­so la valu­ta­zio­ne di un pro­to­col­lo diret­ta­men­te fina­liz­za­to alla ridu­zio­ne del­la sen­si­bi­li­tà al sen­so di col­pa (vedi appro­fon­di­men­ti), dal momen­to che esi­sto­no nume­ro­se evi­den­ze del ruo­lo cen­tra­le che gio­ca la ridot­ta tol­le­ran­za alla minac­cia di col­pa nel distur­bo.

Le per­cen­tua­li di gua­ri­gio­ne regi­stra­te in let­te­ra­tu­ra varia­no tra il 50 e l’85%.

La tera­pia cogni­ti­vo com­por­ta­men­ta­le negli stu­di di esi­to appa­re supe­rio­re a qual­sia­si altra for­ma di trat­ta­men­to psi­co­te­ra­pi­co, se si con­si­de­ra la ridu­zio­ne del­la sin­to­ma­to­lo­gia, la sta­bi­li­tà del cam­bia­men­to, gli effet­ti col­la­te­ra­li, il rap­por­to costi-bene­fi­ci, il miglio­ra­men­to cli­ni­co.

Nel con­fron­to con la tera­pia far­ma­co­lo­gi­ca il trat­ta­men­to cogni­ti­vo-com­por­ta­men­ta­le risul­ta ave­re un’efficacia con­fron­ta­bi­le a bre­ve e medio ter­mi­ne, ma il van­tag­gio sem­bra esse­re nel­la sta­bi­li­tà del cam­bia­men­to (mino­ri tas­si di rica­du­ta) e nei mino­ri effet­ti col­la­te­ra­li.

Il DOC nei film e nei libri

- Detec­ti­ve Monk: è una serie tv ame­ri­ca­na che ha come pro­ta­go­ni­sta un detec­ti­ve affet­to da un’ampia varie­tà di sin­to­mi osses­si­vi.

- Qual­co­sa è cam­bia­to: è un film del 1997 il cui pro­ta­go­ni­sta, Jack Nichol­son, è affet­to da DOC e nel qua­le si intui­sce mol­to bene la fati­ca emo­ti­va ed esi­sten­zia­le cau­sa­ta da que­sto distur­bo.

- Toc, di Natha­lie Ours: il roman­zo, con una pre-ado­le­scen­te affet­ta da DOC come pro­ta­go­ni­sta.

Fonte: apc.it