ipocondriaA cau­sa del­le impli­ca­zio­ni nega­ti­ve del­la paro­la ipo­con­dria negli ulti­mi anni si è dif­fu­sa negli ambien­ti cli­ni­ci (fra gli psi­co­lo­gi, gli psi­co­te­ra­peu­ti, i medi­ci , gli psi­chia­tri, ecc) l’espressione di distur­bi d’ansia per la salu­te (health anxie­ty) e si pre­ve­de che la pros­si­ma edi­zio­ne del manua­le dia­gno­sti­co-sta­ti­sti­co, in fase di defi­ni­zio­ne ( il nuo­vo DSM – V , che usci­rà nel 2012), adot­ti il ter­mi­ne più accet­ta­bi­le di high health anxie­ty, che sot­to­li­nea le ana­lo­gie emer­se negli ulti­mi anni fra l’ipocondria e i distur­bi d’ansia (Bun­mi, Dea­con e Abra­mo­wi­tz, 2009), piut­to­sto che con i distur­bi soma­to­for­mi, tra i qua­li l’ipocondria è attual­men­te inse­ri­ta.

Chi sof­fre di un distur­bo d’ansia per la salu­te è spes­so vera­men­te dispe­ra­to, teme di esse­re affet­to o di poter mori­re di qual­che ter­ri­bi­le malat­tia . Lo stes­so ter­mi­ne “ipo­con­dria” vie­ne rifiu­ta­to da chi ne sof­fre, per­ché in real­tà si sen­te vera­men­te male. L’ipotesi cogni­ti­vo-com­por­ta­men­ta­le del distur­bo d’ansia per la salu­te pre­sup­po­ne che il mec­ca­ni­smo cen­tra­le dell’ansia sia una ten­den­za rela­ti­va­men­te sta­bi­le a inter­pre­ta­re erro­nea­men­te i sin­to­mi del cor­po, le varia­zio­ni fisi­che e altre infor­ma­zio­ni rite­nu­te rile­van­ti per la salu­te come pro­ve dell’esistenza di una malat­tia (Sal­ko­v­skis, 1989, 1996; Sal­ko­v­skis e Clark, 1993; Sal­ko­v­skis War­wick, 1986, 1990). L’impatto di que­ste inter­pre­ta­zio­ni erro­nee varia a secon­da del gra­do di minac­cia per­ce­pi­ta, che è deter­mi­na­to dall’interazione di quat­tro fat­to­ri:

1) la pro­ba­bi­li­tà che si mani­fe­sti la malat­tia temu­ta,

2) la per­ce­zio­ne di quan­to spa­ven­to­se sono le con­se­guen­ze ( il dolo­re, la sof­fe­ren­za di esse­re mala­ti, la per­di­ta di ruo­lo, i pro­ble­mi cau­sa­ti alle per­so­ne care),

3) la per­ce­zio­ne di quan­to è in gra­do di pre­ve­ni­re peg­gio­ra­men­ti del­la malat­tia e di quan­to sen­te di poter influi­re sul suo decor­so (la dispo­ni­bi­li­tà di mez­zi effi­ca­ci per far fron­te alla minac­cia per­ce­pi­ta e di fat­to­ri ester­ni in gra­do di aiu­ta­re),

4) la pos­si­bi­li­tà di ricor­re­re ad un aiu­to medi­co effi­ca­ce (a vol­te per­ce­pi­sco­no i “fat­to­ri di sal­vez­za” come valo­ri nega­ti­vi, rite­nen­do ad esem­pio che le tera­pie per i tumo­ri com­por­ti­no con­se­guen­ze peg­gio­ri per il tumo­re stes­so).

Cosa fa la per­so­na che sof­fre di un distur­bo d’ansia per la salu­te?

La per­so­na rima­ne costan­te­men­te atten­ta ad ogni pic­co­lo cam­bia­men­to soma­ti­co, moni­to­riz­za il suo cor­po alla ricer­ca del­la pre­sen­za di even­tua­li segni di malat­tia, ha la fer­ma con­vin­zio­ne che i medi­ci con­tat­ta­ti non sia­no sta­ti in gra­do di capi­re la vera natu­ra del suo pro­ble­ma e quin­di di for­ni­re una solu­zio­ne ade­gua­ta; rife­ri­sce spes­so nume­ro­si males­se­ri qua­li mal di testa o mal di sto­ma­co o dolo­ri alla schie­na, ma è soprat­tut­to la costan­te pre­oc­cu­pa­zio­ne di ave­re la malat­tia che cau­sa il disa­gio mag­gio­re. La pre­oc­cu­pa­zio­ne è lega­ta alla “pau­ra di ave­re la malat­tia”, non è la pre­oc­cu­pa­zio­ne per la malat­tia. Per tale moti­vo la per­so­na non rie­sce mai a tro­va­re una rispo­sta ade­gua­ta al suo males­se­re, per­ché non vie­ne mai affron­ta­to il suo vero pro­ble­ma: la fer­ma con­vin­zio­ne di ave­re una malat­tia, l’elemento car­di­ne di un’ imma­gi­ne si sé e del­la vita for­te­men­te inva­li­dan­te.

L’ansia per la salu­te o ipo­con­dria soli­ta­men­te si accom­pa­gna ai distur­bi dell’umore ( depres­sio­ne mag­gio­re, disti­mia) e dell’ansia (distur­bo d’ansia gene­ra­liz­za­to, distur­bo di pani­co e distur­bo osses­si­vo-com­pul­si­vo); inol­tre rispet­to alla popo­la­zio­ne gene­ra­le que­ste per­so­ne han­no una pro­ba­bi­li­tà tre vol­te supe­rio­re di ave­re un distur­bo di per­so­na­li­tà ( di tipo osses­si­vo-com­pul­si­vo o evi­tan­te) e di abu­sa­re di sostan­ze, in par­ti­co­la­re ben­zo­dia­ze­pi­ne (Bar­sky, Wyshak e Kler­man, 1992; Sakai et al., 2010)

A cura del­la Dott.ssa Loret­ta Bez­zi
Psi­co­lo­ga-Psi­co­te­ra­peu­ta SITCC
www.drlorettabezzi.it