cover_largeTrat­to da “The dark night” di Sarah Deweerdt pub­bli­ca­to su Natu­re, 23 Mag­gio 2013.

I distur­bi dell’umore e l’ansia si asso­cia­no spes­sis­si­mo alle alte­ra­zio­ni del son­no. La depres­sio­ne spes­so por­ta a inson­nia, o tal­vol­ta a dor­mi­re più del nor­ma­le o ad ave­re dif­fi­col­tà ad alzar­si dal let­to. D’altra par­te, mol­te per­so­ne con disor­di­ni bipo­la­ri (una con­di­zio­ne carat­te­riz­za­ta da attac­chi di atti­vi­tà
frenetica/maniacale alter­na­ta con fasi di depres­sio­ne), duran­te gli epi­so­di mania­ca­li, sem­bra­no ave­re biso­gno di dor­mi­re mol­to poco, solo poche ore a not­te per gior­ni e gior­ni. Le alte­ra­zio­ni del son­no sono così comu­ni che fan­no par­te dei cri­te­ri dia­gno­sti­ci per que­sti distur­bi dell’umore. “Disre­go­la­zio­ne dell’umore e del son­no sem­bra­no anda­re di pari pas­so, “dice Mat­thew Wal­ker, un ricer­ca­to­re del son­no pres­so l’U­ni­ver­si­ty of Cali­for­nia, Ber­ke­ley.

I pro­ble­mi del son­no asso­cia­ti ai distur­bi dell’umore, van­no oltre il soli­to girar­si e rigi­rar­si nel let­to. Stu­di ence­fa­lo­gra­fi­ci rive­la­no ano­ma­lie non solo in “quan­to e quan­do” que­sti pazien­ti dor­mo­no, ma anche nel modo in cui i loro
cer­vel­li fun­zio­na­no duran­te il son­no. Rispet­to alle per­so­ne sane, i pazien­ti che pre­sen­ta­no distur­bi bipo­la­ri han­no più pro­ba­bi­li­tà di mostra­re una varie­tà di ano­ma­lie, per esem­pio: più tem­po tra­scor­so nel­la fase leg­ge­ra del son­no e lo sve­gliar­si più spes­so. Essi quin­di tra­scor­ro­no meno tem­po nel­la fase più pro­fon­da del son­no defi­ni­to il son­no a onde del­ta. “Per qual­che ragio­ne, i loro cer­vel­li non sem­bra­no esse­re in gra­do di pro­dur­re tali onde del­ta che rite­nia­mo sia­mo asso­cia­te con l’a­spet­to risto­ra­to­re del son­no, “dice Frank Ellen (psi­co­lo­go dell’Università di Pitt­sburg in Pen­syl­va­nia).

In un altro stu­dio ence­fa­lo­gra­fi­co, Ben­ca e col­le­ghi han­no sco­per­to che le per­so­ne con depres­sio­ne non mostra­no le varia­zio­ni ence­fa­lo­gra­fi­che che si veri­fi­ca­no nor­mal­men­te pri­ma e dopo il son­no. Infat­ti la rispo­sta elet­tri­ca del cer­vel­lo ad un suo­no, è nor­mal­men­te più inten­sa pri­ma di dor­mi­re rispet­to al momen­to del risve­glio, ma in pazien­ti con pro­ble­ma­ti­che depres­si­ve que­sto decli­no nell’attività elet­tri­ca non è evi­den­zia­bi­le. ” Il cer­vel­lo del­le per­so­ne depres­se non si azze­ra allo stes­so modo tra la not­te e la mat­ti­na come nei sog­get­ti non affet­ti da que­sto distur­bo”, dice Ben­ca. Que­sto risul­ta­to è sor­pren­den­te, aggiun­ge, per­ché i par­te­ci­pan­ti allo stu­dio non sof­fro­no di inson­nia. Piut­to­sto, Ben­ca avver­te che que­ste ano­ma­lie pos­so­no o non pos­so­no esse­re col­le­ga­te ai sin­to­mi che le per­so­ne con distur­bi del­l’u­mo­re mani­fe­sta­no duran­te il gior­no. For­se dor­mi­re rimuo­ve sem­pli­ce­men­te le varia­bi­li e le distra­zio­ni del gior­no e rive­la come il cer­vel­lo del­le per­so­ne con distur­bi del­l’u­mo­re in gene­ra­le fun­zio­ni­no in modo diver­so.

Miglio­ra­men­ti di not­te!

Le rela­zio­ni cau­sa­li tra il son­no e l’u­mo­re non sono anco­ra chia­re, ma le impli­ca­zio­ni per il trat­ta­men­to sono: con­vin­ce­re la gen­te a dor­mi­re meglio. “Que­sti pro­ble­mi di son­no sono mol­to modi­fi­ca­bi­li”, spie­ga Alli­son Har­vey, uno psi­co­lo­go cli­ni­co pres­so l’U­ni­ver­si­tà del­la Cali­for­nia, Ber­ke­ley. “Sem­pli­ci ma poten­ti modi­fi­che di com­por­ta­men­to pos­so­no pro­dur­re miglio­ra­men­ti abba­stan­za sor­pren­den­ti sia nel son­no che nel distur­bo dell’umore.”
Ad esem­pio, Frank e i suoi col­le­ghi han­no svi­lup­pa­to un approc­cio al trat­ta­men­to del distur­bo bipo­la­re, che inco­rag­gia i pazien­ti a man­te­ne­re un pro­gram­ma gior­na­lie­ro rego­la­re di atti­vi­tà qua­li: sve­gliar­si, man­gia­re, socia­liz­za­re e anda­re a let­to. Que­sto meto­do, Frank dice, “sem­bra esse­re pro­tet­ti­vo con­tro i nuo­vi epi­so­di di bipo­la­ri­smo, e per aiu­ta­re le per­so­ne ad usci­re dal­la loro depres­sio­ne più velo­ce­men­te”. Que­sto è par­ti­co­lar­men­te impor­tan­te, aggiun­ge , per­ché anche se i far­ma­ci pos­so­no tene­re sot­to con­trol­lo gli epi­so­di mania­ca­li, la depres­sio­ne bipo­la­re non è così facil­men­te con­trol­la­bi­le.
Har­vey e suoi col­le­ghi han­no ini­zia­to ad appli­ca­re prin­ci­pi simi­li alla depres­sio­ne uni­po­la­re. Dati anco­ra non pub­bli­ca­ti sug­ge­ri­sco­no che i pazien­ti che sono alle­na­ti a miglio­ra­re il loro son­no han­no meno pro­ba­bi­li­tà di ave­re una reci­di­va di depres­sio­ne. Un altro grup­po ha dimo­stra­to che la tera­pia cogni­ti­vo-com­por­ta­men­ta­le per cura­re l’in­son­nia miglio­ra l’ef­fi­ca­cia del trat­ta­men­to per la depres­sio­ne.