Depres­sio­ne è una paro­la che tut­ti usia­mo per indi­ca­re quel­le situa­zio­ni in cui sen­tia­mo di ave­re un abbas­sa­men­to del tono dell’umore, maga­ri accom­pa­gna­to da per­di­ta di inte­res­se o pia­ce­re nel­le atti­vi­tà nor­mal­men­te pia­ce­vo­li, ci sen­tia­mo sfi­du­cia­ti e fac­cia­mo fati­ca a pen­sa­re che que­sto sta­to d’animo si risol­va a bre­ve.

A tut­ti, più o meno, è capi­ta­to di spe­ri­men­ta­re que­sto gene­re di vis­su­ti. Tut­ta­via la depres­sio­ne pato­lo­gi­ca, che vie­ne indi­ca­ta con nomi diver­si a secon­da degli auto­ri, ma che gene­ral­men­te è nota come Distur­bo Depres­si­vo Mag­gio­re (MDD) o, più gene­ri­ca­men­te come Distur­bo dell’Umore di tipo depres­si­vo, è qual­co­sa di mol­to diver­so.

Come discri­mi­na­re un momen­ta­neo qua­dro depres­si­vo da una for­ma depres­si­va pato­lo­gi­ca?
Ci tro­via­mo di fron­te ad una pato­lo­gia e non ad un qua­dro momen­ta­neo, quan­do i sin­to­mi depres­si­vi sono tan­ti, sono mol­to inten­si e per­du­ra­no da qual­che tem­po.

Freud, che per pri­mo appro­fon­dì e stu­diò le dif­fe­ren­ze tra un tipo di qua­dro cli­ni­co e l’altro, evi­den­ziò, in quel­le for­me che oggi ven­go­no iden­ti­fi­ca­te come qua­dri depres­si­vi pato­lo­gi­ci impor­tan­ti, la pre­sen­za di una tri­stez­za infi­ni­ta e di una sof­fe­ren­za inte­rio­re mol­to diver­sa, ad esem­pio, da quel­la che si pro­va in caso di lut­to per la per­di­ta di una per­so­na cara.

L’Organizzazione Mon­dia­le del­la Sani­tà sti­ma che cir­ca 350 milio­ni di per­so­ne nel mon­do sof­fra­no di depres­sio­ne. Un nume­ro desti­na­to a cre­sce­re.

E se agli occhi di chi non ne sof­fre que­sta malat­tia può risul­ta­re invi­si­bi­le, chi ne è afflit­to vive la pro­pria vita avvol­to da un sen­so di iso­la­men­to, dispe­ra­zio­ne, sen­so di impo­ten­za, ango­scia, sen­so di vuo­to e tri­stez­za. Del­le vite in stal­lo, in una quo­ti­dia­ni­tà dif­fi­ci­le da affron­ta­re.

Abbia­mo visto nume­ro­si arti­sti inte­res­sa­ti al tema, e maga­ri a loro vol­ta col­pi­ti da que­sto distur­bo in pri­ma per­so­na; pit­to­ri, illu­stra­to­ri, foto­gra­fi che ci descri­vo­no attra­ver­so la loro abi­li­tà come vedo­no, o come vivo­no, la depres­sio­ne.

Nel­le imma­gi­ni che seguo­no, spes­so auto­bio­gra­fi­che, alcu­ni foto­gra­fi mostra­no tut­ta la dispe­ra­zio­ne di que­sta con­di­zio­ne, in un per­cor­so di auto­gua­ri­gio­ne, uti­liz­zan­do la foto­gra­fia come for­ma di arte tera­pia.

Katie Cra­w­ford

La Cra­w­ford ha volu­to raf­fi­gu­ra­re la pro­pria bat­ta­glia con­tro ansia e depres­sio­ne nel­la serie foto­gra­fi­ca “My Anxious Heart” (Il mio cuo­re ansio­so). L’O­biet­ti­vo del­l’ar­ti­sta e quel­lo di tra­dur­re i suoi sen­ti­men­ti e le sue emo­zio­ni in una serie di foto­gra­fia sur­rea­le.

Gabriel Isak 

Il foto­gra­fo Gabriel Isak, ispi­ran­do­si all’artista Magrit­te e al sur­rea­li­smo, ha crea­to que­sto pro­get­to chia­ma­to “The Blue Jour­ney” (Il viag­gio blu), dopo aver affron­ta­to la depres­sio­ne per set­te anni.

Jane­lia Mould

Jane­lia Mould, attra­ver­so il suo pro­get­to “Melan­cho­ly-una ragaz­za chia­ma­ta depres­sio­ne”, ci da un’idea di come una per­so­na affet­ta da depres­sio­ne affron­ti la vita: la foto­gra­fa crea un per­so­nag­gio che non si sen­te mai del tut­to com­ple­to.

John Wil­liam Kee­dy

Nel­la sua serie “It’s Hard­ly Noti­cea­ble” (È appe­na per­cet­ti­bi­le), John Wil­liam Kee­dy, met­te in luce una serie di com­por­ta­men­ti ano­ma­li, osses­si­vi, di per­so­ne affet­te da malat­tie men­ta­li che qua­si non si nota­no, come sug­ge­ri­sce il tito­lo.

Mau­reen Dren­nan

Imma­gi­ni che mostra­no la fra­gi­li­tà e l’intimità di una cop­pia alle pre­se con la depres­sio­ne, nel­la serie “The Sea That Sur­rounds Us” (Il mare che ci cir­con­da) di Mau­reen Dren­nan.

Liz Osban

La foto­gra­fa Liz Osban ci mostra il suo viag­gio in Islan­da in un momen­to buio del­la sua vita.

Chri­stian Hop­kins

Il foto­gra­fo Chri­stian Hop­kins alle pre­se con la depres­sio­ne e la per­di­ta del pro­prio io.

Edward Hona­ker

Dopo la dia­gno­si di depres­sio­ne il foto­gra­fo Edward Hona­ker cer­ca di tra­sfor­ma­re la sua espe­rien­za in qual­co­sa di tan­gi­bi­le. Nasce così una serie foto­gra­fi­ca di auto­ri­trat­ti che cat­tu­ra la sua espe­rien­za per­so­na­le.