Si può pen­sa­re che la psi­co­te­ra­pia signi­fi­chi pren­der­si un impe­gno che dure­rà neces­sa­ria­men­te anni e anni. Que­sto può sco­rag­gia­re chi avreb­be biso­gno di una cura e maga­ri rinun­ciar­vi per pau­ra di non poter­se­la per­met­te­re. Oggi però esi­sto­no diver­se pos­si­bi­li­tà e orien­ta­men­ti di tera­pie bre­vi, che rie­sco­no a risol­ve­re mol­ti comu­ni pro­ble­mi in poco tem­po, spes­so entro le die­ci sedu­te.

Quest’articolo tratta di che cos’è la psicoterapia, quali caratteristiche deve avere un buon psicoterapeuta e che cosa succede durante le sedute di una terapia.

psicoterapia

 

COME SCEGLIERE UNO PSICOTERAPEUTA
Tro­var­si bene con il pro­prio psi­co­te­ra­peu­ta è impor­tan­te, ma fidar­si di lui lo è anco­ra di più. Per que­sto, i modi per repe­ri­re il tera­peu­ta che fa al caso nostro sono solo due: come rife­ri­men­to da una per­so­na che cono­scia­mo oppu­re cer­can­do­lo in pri­ma per­so­na. In entram­bi i casi non è det­to che ci si deb­ba tro­va­re bene al pri­mo col­po: è pro­ver­bia­le il fat­to che per­so­ne diver­se si adat­ti­no a pro­fes­sio­ni­sti diver­si e a que­sto pro­po­si­to la psi­co­te­ra­pia non fa ecce­zio­ne.

Il cri­te­rio più impor­tan­te da con­si­de­ra­re nel­la scel­ta del tera­peu­ta è: se il pro­ces­so tera­peu­ti­co rie­sce a dar­vi buo­ne sen­sa­zio­ni e a far­vi sta­re meglio secon­do i vostri cri­te­ri, allo­ra va bene. Altri­men­ti cam­bia­te tera­peu­ta. Se già uscen­do dal­la pri­ma sedu­ta vi sen­ti­te peg­gio, cam­bia­te sen­za indu­gi. Esclu­so que­sto caso limi­te, date­vi un ter­mi­ne di alme­no quat­tro o cin­que sedu­te pri­ma di deci­de­re.

È impor­tan­te non per­de­re subi­to la fidu­cia in caso di espe­rien­ze poco edi­fi­can­ti, e man­te­ne­re inve­ce l’u­ti­le con­vin­zio­ne che quel tera­peu­ta even­tual­men­te non sarà sta­to effi­ca­ce, non la psi­co­te­ra­pia in se stes­sa.

È bene sape­re, infat­ti, che la ricer­ca ha ormai chia­ri­to che chi si rivol­ge alla psi­co­te­ra­pia a fron­te di pro­ble­mi per­so­na­li rie­sce a sta­re meglio dell’80% di chi non lo fa e che i cam­bia­men­ti otte­nu­ti sono dure­vo­li (Lam­bert e altri, 2002).

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEL BUON PSICOTERAPEUTA
Vedia­mo in pra­ti­ca qua­li sono le qua­li­tà da ricer­ca­re nel nostro tera­peu­ta (Okii­shi, 2003).
Il buon psi­co­te­ra­peu­ta:

  • sa come instau­ra­re e costrui­re una rela­zio­ne con il suo pazien­te;
  • con­cor­da all’i­ni­zio con il pazien­te l’o­biet­ti­vo tera­peu­ti­co da rag­giun­ge­re;
  • è pron­to a dare sug­ge­ri­men­ti quan­do gli ven­go­no richie­sti;
  • non usa ger­go tec­ni­co;
  • si lascia coin­vol­ge­re dal pro­ble­ma del pazien­te, ma rie­sce a rima­ne­re allo stes­so tem­po obiet­ti­vo;
  • non sostie­ne che la tera­pia deb­ba neces­sa­ria­men­te esse­re “dolo­ro­sa”;
  • non indu­gia nel pas­sa­to sen­za neces­si­tà;
  • dà appog­gio quan­do emer­go­no sen­sa­zio­ni dolo­ro­se, ma non inco­rag­gia la per­so­na a mani­fe­sta­re emo­zio­ni oltre la
  • nor­ma­le neces­si­tà di lasciar usci­re le sen­sa­zio­ni repres­se;
  • è in gra­do di aiu­ta­re a svi­lup­pa­re le abi­li­tà socia­li neces­sa­rie in cam­po affet­ti­vo, di ami­ci­zia, inti­mi­tà, pia­ce­re e di rela­zio­ne con la comu­ni­tà;
  • aiu­ta a sfrut­ta­re e a svi­lup­pa­re le risor­se che la per­so­na già pos­sie­de — e che pos­so­no rive­lar­si più ampie di quan­to sem­bri a pri­ma vista;
  • tie­ne con­to degli effet­ti che la tera­pia può ave­re sul­la vita del pazien­te e sul­le per­so­ne a lui vici­ne;
  • è in gra­do d’in­se­gna­re a rilas­sar­si pro­fon­da­men­te;
  • è in gra­do di aiu­ta­re a pen­sa­re alle dif­fi­col­tà e ai pro­ble­mi in modo nuo­vo ed edi­fi­can­te;
  • è in gra­do di uti­liz­za­re una vasta gam­ma di tec­ni­che, secon­do le neces­si­tà;
  • può asse­gna­re dei com­pi­ti da met­te­re in atto fra le varie sedu­te;
  • fa fare il mini­mo nume­ro di sedu­te neces­sa­rio;
  • inco­rag­gia la fidu­cia in se stes­si, l’au­to­no­mia e l’in­di­pen­den­za e fa sì che ci si sen­ta meglio dopo ogni sedu­ta.

CIÒ CHE LA PSICOTERAPIA NON È

Più di ogni altra pro­fes­sio­ne, la psi­co­te­ra­pia è ogget­to di una sati­ra spie­ta­ta. Pro­ba­bil­men­te non sono sta­te anco­ra pro­dot­te sit­com o tele­film a pun­ta­te che non abbia­no epi­so­di dove il diver­ti­men­to è assi­cu­ra­to dal com­por­ta­men­to eccen­tri­co o incom­pe­ten­te del tera­peu­ta. Sfor­tu­na­ta­men­te, però, la real­tà può supe­ra­re la fan­ta­sia. Come in ogni pro­fes­sio­ne esi­sto­no anche tera­peu­ti incom­pe­ten­ti e ciò può aver con­tri­bui­to alla per­ce­zio­ne distor­ta e nega­ti­va di ciò che il tera­peu­ta fa.

Inol­tre, per un prin­ci­pio cogni­ti­vo ben noto, gli esse­ri uma­ni nota­no e ricor­da­no mol­to di più ciò che va male rispet­to a ciò che va bene. Ben lo san­no impren­di­to­ri e com­mer­cian­ti, per i qua­li è fati­co­sis­si­mo far­si un nome e faci­lis­si­mo per­der­lo a cau­sa di una sola par­ti­ta di mer­ce ava­ria­ta. E lo stes­so vale per le pro­fes­sio­ni (Polo­ge, 2008).

Vedia­mo quin­di, innan­zi­tut­to, di defi­ni­re ciò che la psi­co­te­ra­pia non è.

La psi­co­te­ra­pia non è un mas­sag­gio. Non è atten­zio­ne posi­ti­va e incon­di­zio­na­ta, anche se a vol­te è anche que­sto. Non c’è nien­te di male nel dare con­for­to e soste­gno ma ciò non è, di per sé, psi­co­te­ra­pia. È neces­sa­rio sen­ti­re che si può aver fidu­cia nel pro­prio tera­peu­ta, ma non è neces­sa­rio sen­tir­si in ogni momen­to a pro­prio agio duran­te le sedu­te. Infat­ti, se le doman­de e le osser­va­zio­ni del vostro tera­peu­ta non vi pro­vo­cas­se­ro mai nean­che il più pic­co­lo disa­gio, potre­ste non arri­va­re mai da alcu­na par­te. A vol­te la tera­pia può rag­giun­ge­re pun­te mol­to alte d’in­ten­si­tà, men­tre con altri pazien­ti o in altri momen­ti può pre­sen­tar­si come un pro­ces­so amor­fo, vago e pri­vo di meta. In entram­bi i casi, però, dovreb­be­ro sem­pre esse­re per­ce­pi­bi­li i cam­bia­men­ti che ci si aspet­ta­no dal trat­ta­men­to. Diver­sa­men­te, la tera­pia non sta fun­zio­nan­do.

La psi­co­te­ra­pia non è dare con­si­gli. Il mon­do è pie­no di con­si­gli e con­si­glie­ri. Par­te di ciò che fa arri­va­re le per­so­ne in tera­pia è pro­prio l’es­ser­si per­si in tut­ti quei con­si­gli, il non riu­sci­re più a met­ter­li in ordi­ne e a dare il giu­sto peso a ciò che è impor­tan­te e a ciò che non lo è. L’ul­ti­ma cosa di cui il pazien­te ha biso­gno, quin­di, è anco­ra un altro con­si­glio. L’o­biet­ti­vo del trat­ta­men­to è risco­pri­re la pro­pria voce, le pro­prie prio­ri­tà e il corag­gio per agi­re su di esse. Non c’è biso­gno di dire a un pazien­te cosa fare del suo matri­mo­nio, del­la sua car­rie­ra o del­le sue ansie. Se si rie­sce a far­gli per­ce­pi­re il pro­ble­ma da una dif­fe­ren­te ango­la­tu­ra, saprà meglio di chiun­que altro cosa è meglio per sé. E la vol­ta suc­ces­si­va che si tro­ve­rà di fron­te a situa­zio­ni simi­li, non si con­fon­de­rà di nuo­vo così facil­men­te (ib.).

PERCHÉ ANDARE IN TERAPIA
Si ridu­ce tut­to a que­sto: una per­so­na deci­de di anda­re in tera­pia per­ché è bloc­ca­ta.

Può sen­tir­si tale oppu­re ciò esse­re evi­den­te dal suo com­por­ta­men­to, ma in entram­bi i casi vi è un bloc­co che le impe­di­sce di svol­ge­re una vita com­ple­ta ed appa­gan­te. Si potreb­be doman­da­re: “Cos’­ha que­sto a che vede­re con ansia, depres­sio­ne, pani­co, fobie, distur­bi osses­si­vo-com­pul­si­vi, ado­le­scen­ti ribel­li, abu­so di sostan­ze, bul­li­smo e altro?” La rispo­sta è: tut­to quan­to.

Le righe suc­ces­si­ve espri­mo­no con­cet­ti un po’ “for­ti” ma essen­zia­li per rispon­de­re alla doman­da appe­na enun­cia­ta.

Quan­do qual­cu­no arri­va in tera­pia spon­ta­nea­men­te, o tra­sci­na­to dai paren­ti, l’e­le­men­to comu­ne è che il suo com­por­ta­men­to, le sue sen­sa­zio­ni, i suoi pen­sie­ri e le sue per­ce­zio­ni sono diven­ta­te inap­pro­pria­te. E non capi­sce per­ché si sen­ta così arrab­bia­to, depres­so, così osses­sio­na­to da tut­te quel­le bana­li­tà, così impau­ri­to dal nul­la.

Dice di sen­tir­si inu­ti­le, che lo odia­no, che il gover­no gli dà la cac­cia come ter­ro­ri­sta e che deve nascon­der­si, che nes­su­na don­na può voler­gli bene, oppu­re che tut­te le don­ne lo ama­no. Maga­ri sta rovi­nan­do­si la vita abu­san­do di sostan­ze o gio­co d’az­zar­do nono­stan­te il suo desi­de­rio di smet­te­re, oppu­re si lava le mani fino a rovi­nar­se­le, per­fet­ta­men­te coscien­te di quan­to tut­to ciò sia sen­za sen­so e distrut­ti­vo. Potreb­be pic­chia­re a san­gue la moglie o la fidan­za­ta giu­ran­do però di amar­la. Allon­ta­na da sé le per­so­ne con i suoi atteg­gia­men­ti arro­gan­ti e orgo­glio­si, si rovi­na da solo tut­te le chan­ce di suc­ces­so socia­le e pro­fes­sio­na­le, eppu­re è il pri­mo a nota­re negli altri que­sti sche­mi così distrut­ti­vi. Si lascia coin­vol­ge­re in una rela­zio­ne maso­chi­sti­ca, ogni vol­ta sof­fren­do gli abu­si e l’in­sen­si­bi­li­tà del part­ner, giu­ran­do di non rifa­re mai più quel­l’er­ro­re. Oppu­re è col­to all’im­prov­vi­so dai sudo­ri fred­di, il cuo­re ini­zia ad acce­le­ra­re e si tro­va para­liz­za­to dal­la pau­ra di fron­te alla por­ta di un ascen­so­re. Eppu­re sa benis­si­mo quan­to sicu­ri sono gli ascen­so­ri e che, infat­ti, ha più pro­ba­bi­li­tà di sci­vo­la­re e far­si male entran­do in una vasca da bagno.

Que­ste per­so­ne non capi­sco­no cos’è che fa met­te­re loro in atto que­sti com­por­ta­men­ti, sen­ti­re que­ste sen­sa­zio­ni e assu­me­re que­sti pun­ti di vista. Sono con­sa­pe­vo­li di esse­re infe­li­ci, anzi spes­so sono più che intel­li­gen­ti per ren­der­si con­to che tut­to ciò non ha sen­so, ma per qual­che ragio­ne non rie­sco­no a cam­bia­re.

Lo stes­so si appli­ca alle cop­pie ris­so­se, o ai bam­bi­ni e agli ado­le­scen­ti che sem­bra­no diver­tir­si con i loro com­por­ta­men­ti disfun­zio­na­li. L’a­do­le­scen­te che ruba e si fa con­ti­nua­men­te di can­ne e amfe­ta­mi­ne di soli­to lo capi­sce, ma sic­co­me ciò lo fa sta­re bene in quel momen­to, la sua vita ini­zia a ruo­ta­re esclu­si­va­men­te attor­no a quel­lo. E que­sto gli impe­di­sce di fare altre cose e di costrui­re alcun­ché nel­la vita — anche se dif­fi­cil­men­te si rie­sce a far­glie­lo ammet­te­re aper­ta­men­te.

Tut­te que­ste per­so­ne sono in qual­che modo bloc­ca­te. Desi­de­ri, biso­gni, moti­va­zio­ni, sen­sa­zio­ni e anche pen­sie­ri e per­ce­zio­ni sono diven­ta­ti disfun­zio­na­li e influi­sco­no pesan­te­men­te sul­le loro vite. Quin­di, il bam­bi­no fuo­ri con­trol­lo invia­to dal giu­di­ce in tera­pia è bloc­ca­to nel­lo stes­so sen­so in cui lo è l’a­dul­to pau­ro­so. E le loro tera­pie pro­ce­de­ran­no pro­ba­bil­men­te attra­ver­so pas­si simi­li, anche se maga­ri uno di loro non apri­rà boc­ca duran­te le pri­me sedu­te.

A vol­te le per­so­ne si bloc­ca­no per­si­no riguar­do alla capa­ci­tà d’i­den­ti­fi­ca­re il pia­ce­re. Infat­ti, di tut­te le per­so­ne che arri­va­no in tera­pia lamen­tan­do pro­ble­mi ses­sua­li, solo un’e­si­gua mino­ran­za ne ha dav­ve­ro. Tut­te le altre si sco­pre che han­no una fisio­lo­gia e degli orga­ni ses­sua­li per­fet­ta­men­te fun­zio­nan­ti, ma che ci sono del­le situa­zio­ni inter­per­so­na­li nel­le qua­li altre sen­sa­zio­ni (di soli­to pau­ra e rab­bia) stan­no inter­fe­ren­do con la loro ses­sua­li­tà (ib.).

PERCHÉ LA PSICOTERAPIA? PERCHÉ NON UN LIBRO, UN SEMINARIO O UN AMICO?
Nel­le paro­le del sen­so comu­ne la psi­co­lo­gia e la psi­co­te­ra­pia sareb­be­ro le scien­ze del­l’ov­vio.

Uno dice: “È chia­ro che il tuo ami­co depres­so non ha nul­la di cui esse­re depres­so. Per­ché non se ne ren­de con­to da solo? Per­ché non puoi sem­pli­ce­men­te dir­glie­lo, dar­gli dei libri sul­la depres­sio­ne e su come supe­rar­la e fine del pro­ble­ma?” Oppu­re: “È chia­ro che quel­l’uo­mo timi­do, cau­to e riser­va­to è diven­ta­to così per­ché è cre­sciu­to con quel geni­to­re così intol­le­ran­te e volu­bi­le. Chiun­que cono­sca la sua fami­glia può accor­ger­se­ne, ed egli ades­so non ha più alcu­na ragio­ne per esser­ne impau­ri­to. Se tut­ti rie­sco­no a veder­lo, per­ché anche lui non può fare lo stes­so e dar­si una mos­sa, nel­la vita?” E anche: “È chia­ro che quel­l’ar­ro­gan­te so-tut­to-io indi­spo­ne pro­prio le per­so­ne che sta cer­can­do d’im­pres­sio­na­re. Per­ché non gli dite di cal­mar­si un po’, cosic­ché non fini­sca disoc­cu­pa­to, sen­za ami­ci e iso­la­to dal resto del mon­do?”

La rispo­sta più bre­ve è che non pos­so­no.

L’a­mi­co depres­so è bloc­ca­to nel­la sua depres­sio­ne in par­te per­ché, si può cre­der­vi o meno, è più faci­le sen­tir­si depres­so che affron­ta­re ciò che fa male. È più faci­le cre­de­re che tut­to di sé sia inu­ti­le e sba­glia­to, anche se la real­tà gri­da il con­tra­rio, che guar­da­re in fac­cia ciò che sta acca­den­do. Que­sto è il moti­vo per cui la depres­sio­ne sem­bra così irra­zio­na­le: per­ché è una rinun­cia, una distra­zio­ne rispet­to a qual­co­s’al­tro. Per que­sto restia­mo a boc­ca aper­ta se quel­l’uo­mo attraen­te, così pie­no di talen­to e di suc­ces­so pia­gnu­co­la, lamen­tan­do­si che non ha nul­la e che non vale nul­la. Allo stes­so modo, la don­na bel­la e intel­li­gen­te che s’im­pe­la­ga con un uomo diso­ne­sto e inaf­fi­da­bi­le dopo l’al­tro pre­fe­ri­sce que­sto, seb­be­ne incon­sa­pe­vol­men­te, al sen­ti­re e rico­no­sce­re l’in­sod­di­sfa­zio­ne più pro­fon­da ver­so se stes­sa e la sua vita.

Mol­te vol­te le per­so­ne pre­fe­ri­sco­no vive­re una vita di bas­so pro­fi­lo, al di sot­to del­le pro­prie pos­si­bi­li­tà, piut­to­sto che affron­ta­re sen­sa­zio­ni poten­ti come la rab­bia, il dolo­re o la pau­ra (ib.).

È evi­den­te che que­sti veri e pro­pri autoin­gan­ni disfun­zio­na­li non sono sta­bi­li­ti di pro­po­si­to dal­la per­so­na, ma ori­gi­na­ti incon­sa­pe­vol­men­te, negli anni, attra­ver­so inte­ra­zio­ni e comu­ni­ca­zio­ni ver­ba­li e non ver­ba­li. È que­sta incon­sa­pe­vo­lez­za la chia­ve per rispon­de­re alla doman­da: “Per­ché la psi­co­te­ra­pia?” rispet­to ad altri tipi d’a­iu­to. Sic­co­me la razio­na­li­tà spes­so non c’en­tra, nean­che la tera­pia deve neces­sa­ria­men­te pas­sa­re per vie logi­che o razio­na­li, ma più spes­so per logi­che non ordi­na­rie qua­li il para­dos­so, la cre­den­za e la con­trad­di­zio­ne.

CENNI SUL FUNZIONAMENTO DELLA PSICOTERAPIA
La psi­co­te­ra­pia è una cosa acces­si­bi­le. Non è un meto­do eso­te­ri­co, misti­co e inde­fi­ni­bi­le al qua­le è neces­sa­rio con­ver­tir­si per­ché fun­zio­ni. È un pro­ces­so logi­co, fat­to di pas­si, che chiun­que può segui­re.

Il segre­to è che non ci sono segre­ti. Anzi, in una buo­na psi­co­te­ra­pia ogni pas­so dev’es­se­re com­pren­si­bi­le e ave­re un sen­so per il pazien­te, anche se que­sto può rive­lar­si solo a poste­rio­ri. Ci si può tro­va­re a vol­te in ter­ri­to­ri stra­ni e poco fami­lia­ri ma è impor­tan­te affi­dar­si al pro­prio tera­peu­ta e segui­re atten­ta­men­te le sue indi­ca­zio­ni: il loro signi­fi­ca­to potrà esse­re com­pre­so anche in un secon­do momen­to.

Il fat­to che vi sia­no una logi­ca e una strut­tu­ra a gui­da­re la psi­co­te­ra­pia con­tra­sta com­ple­ta­men­te con la con­fu­sa nozio­ne secon­do cui è dif­fi­ci­le inter­pre­ta­re, capi­re e quin­di agi­re su ciò che moti­va la gen­te. Potrem­mo aver sen­ti­to dire: “For­se mi sto auto­sa­bo­tan­do” oppu­re “For­se ser­bo ran­co­re ver­so mia moglie”, “For­se non voglio dav­ve­ro esse­re il capo”, “For­se ho pau­ra d’im­pe­gnar­mi”, “For­se avrei biso­gno di una vacan­za”, “For­se ho invi­dia di me stes­so”, “For­se sono il tipo di per­so­na che…” e così via. A tut­to ciò si può solo rispon­de­re: “For­se il cie­lo diven­ta ver­de quan­do si smet­te di guar­dar­lo”. L’u­ni­co modo per saper­lo è fer­mar­si un momen­to, fare un pas­so indie­tro e guar­da­re ai fat­ti.

I fat­ti non sono solo ester­ni, natu­ral­men­te, e inclu­do­no le vostre sen­sa­zio­ni, le vostre rea­zio­ni, le vostre per­ce­zio­ni. Duran­te le sedu­te è impor­tan­te che il pazien­te assu­ma un ruo­lo atti­vo nel met­te­re alla pro­va le pro­prie idee e quel­le offer­te dal tera­peu­ta. Se egli sug­ge­ri­sce che nel­la descri­zio­ne del liti­gio con vostra moglie vi sie­te com­por­ta­ti come un bam­bi­no capric­cio­so che non rie­sce ad aver­la vin­ta, solo voi, come pazien­ti, ave­te il pote­re di deci­de­re se que­sto è ciò che è effet­ti­va­men­te suc­ces­so o meno. La pro­va più impor­tan­te che un’in­ter­pre­ta­zio­ne o sug­ge­ri­men­to sono giu­sti, da ambo le par­ti, è data dal­la rea­zio­ne che essa pro­vo­ca. E in ogni caso, se il pazien­te non può bene­fi­ciar­ne, è da rite­ner­si inu­ti­le.

La psi­co­te­ra­pia è un dia­lo­go. Il pazien­te pre­sen­ta dei dati, il tera­peu­ta offre del­le idee su quei dati insie­me ai suoi pro­pri dati, e a del­le pre­scri­zio­ni da ese­gui­re fra le sedu­te. Quin­di la pal­la pas­sa di nuo­vo al pazien­te, nel­la sedu­ta suc­ces­si­va si discu­te­ran­no gli effet­ti del­le pre­scri­zio­ni, e così via.

Le cose che il tera­peu­ta vi sta aiu­tan­do a sco­pri­re su voi stes­si, la vostra vita, le vostre sen­sa­zio­ni vi stan­no aiu­tan­do ad anda­re nel­la dire­zio­ne in cui vole­te anda­re, oppu­re no? Se la rispo­sta è “no” ave­te il dirit­to di dir­lo, per­ché signi­fi­ca che qual­co­sa non sta andan­do per il ver­so giu­sto. Ma sen­za la vostra par­te­ci­pa­zio­ne atti­va su ciò che vie­ne discus­so in sedu­ta, e soprat­tut­to sen­za l’im­pe­gno a met­te­re in atto le pre­scri­zio­ni asse­gna­te­vi, la tera­pia diven­ta uno ste­ri­le eser­ci­zio di pen­sie­ro, una serie di spe­cu­la­zio­ni inte­res­san­ti che non avran­no alcun impat­to sul­la vostra vita (ib.).

COSA DOVREBBE SUCCEDERE IN UNA TERAPIA?
Rispon­de­re a que­sta doman­da in modo chia­ro è dif­fi­ci­le.

Le rela­zio­ni inter­per­so­na­li, anche quel­le psi­co­te­ra­peu­ti­che, non seguo­no sche­mi pre­fis­sa­ti. Inol­tre, come per ogni altro per­cor­so per­so­na­le, non è faci­le descri­ver­lo a paro­le. Natu­ral­men­te, se vi sen­ti­te malis­si­mo già alla pri­ma sedu­ta è meglio cam­bia­re, come già det­to. A par­te ciò, il pazien­te e il tera­peu­ta dovreb­be­ro sem­pre defi­ni­re all’i­ni­zio del­la tera­pia un limi­te di tem­po o nume­ro di sedu­te entro il qua­le dovran­no esser­ci sta­ti dei miglio­ra­men­ti. Il pazien­te deve ave­re il tem­po di ren­der­si con­to di come ci si sen­te in una sedu­ta, e che que­sto tipo di con­ver­sa­zio­ne è diver­so da quel­li che si pos­so­no ave­re tut­ti i gior­ni. È anche impor­tan­te, duran­te que­sto perio­do, non diven­ta­re osses­sio­na­ti dal chie­der­si se stia o meno fun­zio­nan­do, se ci pia­ce dav­ve­ro que­sto tera­peu­ta, se è in gra­do di aiu­tar­ci e così via. Date tem­po al tem­po. Altri­men­ti sareb­be come anda­re in pale­stra due vol­te e poi con­trol­la­re i musco­li per vede­re se sono già aumen­ta­ti.

Una sedu­ta di tera­pia dovreb­be sem­pre esse­re inte­res­san­te e anche un po’ intri­gan­te. A vol­te potrà sem­bra­re stra­na, fram­men­ta­ria e incon­clu­den­te, oppu­re far veni­re voglia di smet­te­re, ma il pazien­te dovreb­be sem­pre resta­re con la sen­sa­zio­ne che qual­co­sa di nuo­vo e inte­res­san­te sta suc­ce­den­do. Dovre­ste esse­re curio­si su cos’è che vi sta facen­do sen­ti­re, pen­sa­re e com­por­ta­re pro­prio in quel modo e su come i vari aspet­ti ed even­ti del­la vostra vita si col­le­ga­no fra loro in modi che non ave­va­te anco­ra con­si­de­ra­to. Dovre­ste anche sen­tir­vi come se le vostre sen­sa­zio­ni diven­ti­no man mano più “vere”, nel sen­so di più auten­ti­che, più genui­na­men­te inte­gra­te e per­so­na­li.

Se entro le pri­me cin­que sedu­te non sare­te riu­sci­ti a per­ce­pi­re nul­la di tut­to ciò, dove­te ripor­tar­lo al tera­peu­ta. Potreb­be esse­re che la vostra resi­sten­za alla tera­pia sia trop­po gran­de in que­sto momen­to del­la vostra vita. Tut­ta­via, la paro­la “resi­sten­za” è alme­no in par­te un com­men­to sul­le capa­ci­tà del tera­peu­ta. Potreb­be esse­re che la rela­zio­ne che si è instau­ra­ta fra voi e il tera­peu­ta non sia quel­la otti­ma­le e che voi non vi sen­tia­te a vostro agio con lui/lei. In ogni caso, par­la­te­ne. Se non vede­te spi­ra­gli di solu­zio­ne a que­sto pro­ble­ma e le cose non doves­se­ro cam­bia­re in bre­ve, cer­ca­te un altro tera­peu­ta (ib.).

Ciò che più di ogni altra cosa deve inte­res­sar­vi otte­ne­re da una tera­pia è la cosid­det­ta espe­rien­za emo­zio­na­le cor­ret­ti­va. Que­sta defi­ni­zio­ne indi­ca qua­lun­que espe­rien­za voi fac­cia­te attra­ver­so le inter­pre­ta­zio­ni, le indi­ca­zio­ni e le pre­scri­zio­ni che il vostro tera­peu­ta vi darà, e che segne­rà lo sbloc­co, il momen­to di rot­tu­ra fra il vec­chio modo di per­ce­pi­re il vostro pro­ble­ma e un modo del tut­to nuo­vo. Que­sta espe­rien­za non ha nien­te a che vede­re con la razio­na­li­tà e non si trat­ta di appren­di­men­to. All’im­prov­vi­so, sen­za sape­re per­ché vi sen­ti­te meglio, più sani, più spe­ran­zo­si, più deci­si, più ener­gi­ci, tut­to sem­bra esse­re più chia­ro e i sin­to­mi sono scom­par­si. Que­sta è la magia che una buo­na psi­co­te­ra­pia ha da offri­re. Natu­ral­men­te la tera­pia non ter­mi­ne­rà subi­to dopo: è neces­sa­ria una suc­ces­si­va fase di con­so­li­da­men­to, per far sì che le situa­zio­ni che pri­ma pro­vo­ca­va­no il pro­ble­ma per­da­no com­ple­ta­men­te la pro­pria for­za, che i nuo­vi sche­mi di rea­zio­ne si asse­sti­no, si sta­bi­liz­zi­no e diven­ti­no defi­ni­ti­vi, per evi­ta­re rica­du­te.

Nota impor­tan­te: non è neces­sa­rio par­la­re del pro­prio pas­sa­to, incol­pan­do vostra madre o vostro padre di tut­to quan­to. Il pro­ble­ma può anche esse­re sor­to nel pas­sa­to ma i suoi effet­ti si mani­fe­sta­no nel pre­sen­te, quin­di è nel pre­sen­te che biso­gna inda­ga­re per cono­sce­re come esso fun­zio­na per poter­lo risol­ve­re. In ogni caso sul pas­sa­to non sareb­be più pos­si­bi­le far nien­te, per­ché è già pas­sa­to.

L’i­dea di una cau­sa­li­tà linea­re, ossia che gli even­ti pro­ce­da­no linear­men­te in una cate­na dove A cau­sa B, B cau­sa C, C cau­sa D e così via ha per­mea­to il pen­sie­ro scien­ti­fi­co per miglia­ia di anni e fino a un cer­to pun­to si è dimo­stra­to estre­ma­men­te pro­fi­cuo. Esso ha con­sen­ti­to all’u­ma­ni­tà di rag­giun­ge­re un alto gra­do di svi­lup­po e miglio­ra­men­to del­le sue con­di­zio­ni e sareb­be sem­pli­ce­men­te stu­pi­do negar­lo. Tut­ta­via, nel­lo stu­dio dei siste­mi com­ples­si la cau­sa­li­tà linea­re può offri­re solo una limi­ta­ta uti­li­tà. Tali siste­mi han­no la carat­te­ri­sti­ca di esse­re ricor­si­vi, ossia un cer­to ele­men­to A può cau­sa­re un effet­to su B, e B può a sua vol­ta aver­ne su A. Oppu­re A può ave­re un effet­to su se stes­so.

A fron­te di ciò, per sbloc­ca­re atteg­gia­men­ti e con­vin­zio­ni di un siste­ma com­ples­so qua­le cer­ta­men­te è la men­te uma­na, si ren­de tal­vol­ta neces­sa­rio uti­liz­za­re logi­che non ordi­na­rie, come ad esem­pio la logi­ca del para­dos­so. La tec­ni­ca para­dos­sa­le del­la pre­scri­zio­ne del sin­to­mo, per­ve­nu­ta­ci dal grup­po di ricer­ca di Palo Alto, è sta­ta una con­qui­sta di gran­de impor­tan­za, così come il con­cet­to di ten­ta­ta solu­zio­ne che, quan­do non fun­zio­na, ali­men­ta il pro­ble­ma. Inter­rom­pen­do la ten­ta­ta solu­zio­ne si rie­sce a rom­pe­re il cir­co­lo vizio­so che tie­ne in pie­di il com­por­ta­men­to o l’atteggiamento disfun­zio­na­le. E ciò può esse­re fat­to pre­scri­ven­do il sin­to­mo stes­so, ad esem­pio per vin­ce­re una pau­ra attra­ver­so una pau­ra anco­ra più gran­de.

Le pre­scri­zio­ni para­dos­sa­li sono la pro­va più con­vin­cen­te del fat­to che la psi­co­te­ra­pia non è neces­sa­ria­men­te basa­ta sul­l’ef­fet­to pla­ce­bo: come potreb­be l’ef­fet­to pla­ce­bo spie­ga­re, infat­ti, secon­do una logi­ca linea­re e posi­ti­va, che pre­scri­ven­do in cer­te con­di­zio­ni a una per­so­na obe­sa di ingras­sa­re di un paio di chi­li, è mol­to pro­ba­bi­le che alla sedu­ta suc­ces­si­va si osser­vi inve­ce un dima­gri­men­to?

A par­te que­sti esem­pi mol­to gene­ra­li, ogni tera­pia è un caso a sé e può esse­re dif­fi­ci­le o scon­ve­nien­te dire esat­ta­men­te che cosa suc­ce­de. A vol­te lo sbloc­co avvie­ne dopo poche sedu­te, a vol­te più tar­di. A vol­te la per­so­na può sbloc­car­si addi­rit­tu­ra dopo la pri­ma sedu­ta. Altre vol­te, quan­do la tera­pia sem­bra ormai giun­ta alla fine, emer­ge un altro pro­ble­ma. In que­sti casi il tera­peu­ta deve rim­boc­car­si le mani­che e affron­ta­re il nuo­vo pro­ble­ma, per com­ple­ta­re il lavo­ro.

fonte: medicitalia.it